Archive for oh my dog!

for mike

Ieri notte, saranno state le 2, ero chino sul pc a scannerizzare negativi. C’era caldo, insetti sulla mia testa e avevo finito le sigarette. Carte di tronky giacevano vuote sulla scrivania. Il loro contenuto, patetica parodia di snack, era da tempo finito. Come ogni volta che aprivo un tronky mi ero stupito della balordaggine del prodotto in sè, e delle finte venature di legno riprodotte sul tronco di tronky, che dio lo stramaledica.
Ad un tratto guardo per terra e le vedo. Due gruppi di formiche stavano trascinando 2 cornflakes dietro il computer, per mangiarselo in santa pace. Erano sbalorditive, e anche molto stupide. Delle 10 formiche che si occupavano di ogni fiocco, una sola lo trasportava, con immane fatica, le altre, stronze, non è che gli davano una mano, no, stavano a girargli attorno convulsamente, scontrandosi a volte tra loro.
Mi sembrava quasi di sentirle “muovi, dai”, “allora ci diamo una mossa”, “Il Dio Grom sarò contento di noi”
Erano veramente stupide. Operose, ma stupide. E la formica sodomizzata dalle altre non andava neanche dritta. Faceva qualche passo avanti, poi virava a destra, poi tornava indietro. Vedevo nei suoi occhi, la follia della fatica. Era quasi un moderno Calvario. Intanto le altre formiche continuavano a cazzeggiare senza darle una mano: chi andava avanti per un po’ poi tornava indietro, “ehi di qua la strada è di qua”, chi si azzuffava “mi devi dieci euro”, chi fumava. E la povera formica cogliona era l’unica a sudare e bestemmiare.
Comunque insomma lo spettacolo era interessante, ma anche no, infatti, al CLANC che comunicava la fine della scansione del negativo in corso, il mio sguardo si spostava dallo scempio animale al computer.
Il tempo di caricare un altro nastro e i miei occhi tornavano giù… ma, sorpresa.
Non c’era più nessuno. Dove cazzo erano finite? In trenta secondi la triste, agonizzante, compagnia dell’anello, era sparita, volatilizzata. Così mi sono chinato e ho guardato dietro il pc.
Le formiche stavano mangiando i fiocchi.
“Ma, voi…”
“Cazzo vuoi?”

Erano veramente scortesi. Così ho preso con calma il potente aspiratore fuori dal ripostiglio, ho allacciato la prolunga, ho impostato la potenza su max e sono andato dalle formiche.

“Salve.”
“Portaci il caffè.”
“Ecco.”

ON
Le loro urla sono risuonate strazianti, prima nel tubo dell’aspiratore, poi dentro il capiente raccoglitore.
OFF

Ora sentivo i loro pugni sbattere contro le pareti. “Facci uscire!”, chiedevano, ma non avrebbero rivisto la luce del sole. Lentamente mi sono chinato ancora dietro il computer.
La formica cogliona era ancora li, tremante e stretta al cavo usb della stampante.

“Non sei poi cosi cogliona”, le ho detto.
“Grazie.”
“La fatica che hai fatto, il lavoro che hai svolto ti hanno rafforzato. E questo ti fa onore.”
“Si, beh, io…”
“Ora non hai più bisogno di tenerti stretta.”
“Grazie.”

ON

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punti di sutura

Ok, un post per punti non sarà il massimo della vita, ma, come dice qualcuno, è pur sempre meglio di un calcio nelle palle, no? Non rompete quindi, cosa credete che siano quei pasticcini a mo’ di palline di cioccolato, ricoperte di granella che comprate in pasticceria? Post per punti, ecco cosa sono… o meglio, scarti, idee, ritagli, raschiamenti, polvere e tutto quello che rimane sul tavolo del pasticcere grasso, dopo una giornata di lavoro. Credete forse che tutto quel ben di dio venga gettato? E pazienza se c’è qualche mosca, e pazienza se, quando fumava, impastando i krapfen, un po’ di cenere è caduta… e vogliamo parlare del caldo di oggi? Un po’ di gocce di sudore non hanno mai ammazzato nessuno. Beh, che fare con questa roba? Spargiamo un po’ di cacao, un po’ di zucchero (cristo ci sono delle larve dentro) e vai con l’impastone.
Il gioco è fatto. Il post a punti è tutto questo.

  • è uscito il libro di chinaski. ok, e allora? Allora dovete comprarlo, anche perché la foto di copertina è mia… lo trovate qui http://www.scrittomisto.it/?p=29
  • nelle suddette foto, troverete anche Samuele, il ZB italiano, esattamente nella quarta foto della sezione “people”, dal vivo è devastante… il suo physique du role, unito alla sua fede incrollabile, ne faranno il prossimo Papa, o almeno il prossimo serial killer di matrice cristiana
  • un mio amico abita in Olanda vicino a ZB e mi assicura che la sua fama è intensa seppur circoscritta… mi ha detto anche che un suo singolo è arrivato al 63° posto della hit olandese.

Al 62°, probabilmente, una compilation di peti.

  • per i 2 anni del blog un regalo ai lettori: il biglietto da visita, ritrovato da mia madre, del famoso incontro che cambiò la mia vita (il racconto lo trovate qui http://tinyurl.com/kxlaa)

Il nome della società è quantomeno misterioso. Ma non mi è n:UOVO. Forse le nostre strade si incroceranno di nuovo, vecchia

  • poi che altro? ah, la mobilitazione popolare pro-ZB sta assumendo aspetti di vera rivolta, si registra tra i firmatari gente come Sergio Endrigo e Mauro Repetto, insomma mica cazzi. Chi non l’avesse ancora fatto può mettere la sua firma qui http://www.petitiononline.com/Savezang/petition.html
  • basta
  • buone ferie, ancora, io me ne vado

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gabbo

E’ opinione comune che gli incontri per bambini siano piacevoli e rilassanti.
In fondo si tratta di andare in una biblioteca, dove preparate maestre intonano graziosi canti elfici, interrotti solo dalle risa argentine dei bambini felici, fluttuanti nell’aria. Gioia, amore, amicizia cullano i presenti, abbandonati nel caldo abbraccio onirico. 
Già. Questo è quello che pensavo. Fino a quel giorno. Il giorno in cui vidi l’Orrore.
Appena entrati in quella sala l’accoglienza delle due maestre si era rivelata da subito artificiale e sospetta.
Che bella bambinaaaaaaaaaaaaa, eeeeeeeeeeeeeh? Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?
Platinette e Emma Bonino erano vestite come 15enni di azione cattolica, ma avevano 50 autunni alle spalle. E dovevano essere stati anche molto piovosi.
Il capo delle due era Emma Bonino, stesso caschetto biondo, stessi occhiali, voce rauca dalle troppe sigarette, aspirate nella solitudine del suo triste nubilato; il luogo tenente era Platinette, stessa stazza, stessa sensazione di repulsione, palese impressione che non avesse mai visto uomo nudo. Emetteva Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? di continuo.
Eravamo tutti preoccupati. I bambini della stanza non volevano staccarsi dalle mani dei genitori e qualcuno piangeva.
Emma Bonino chiuse la porta dietro di se e rivolta all’assemblea disse: Bambini facciamo una canzone. Aveva tutta l’aria di una minaccia.
Osservavo gli altri genitori. Alcuni sbadigliavano (l’aria infatti era stantia e povera di ossigeno) altri smessaggiavano, probabilmente frasi sconce all’amante. Io osservavo le finestre, cercando via di fuga.
Platinette prese uno stereo a cassette e avviò un nastro. Alcune note gracchianti si sparsero nell’aria. Pochi secondi dopo lo stereo si mangiò la cassetta.
Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?
Emma Bonino guardò Platinette con disprezzo e imbracciò una chitarra. Attaccò la Canzone del Topolino, uno strazio su cui intonava parole senza senso. La storia era di un topolino che faceva delle robe, varie, di scarso interesse e friggeva la minchia a tutti i presenti con sta storia. La cosa più terrificate era che quando la narrazione passava dalla voce fuori campo a soggettiva del Topolino, Emma Bonino si produceva nella cosa più irritante in assoluto: LA VOCINA.
Non si capiva il motivo, ma il topo quando parlava doveva sembrare un evirato.
I bambini erano fermi, l’aria stava finendo e qualcuno mostrava un preoccupante pallore.
E Platinette? Mentre EB suonava la chitarra, cantava e narrava, Platinette – Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? che dio la stramaledica – aveva iniziato una sinistra danza di morte davanti all’assemblea. Con indosso una maglietta irrimediabilmente sudata e jeans troppo corti, aveva deciso di interpretare il canto con una goffa mimica. Con l’aiuto di un frusto topo di cartone, quando EB diceva il topo va qua, lei lo spostava e quando EB parlava con LA VOCINA lei lo muoveva freneticamente. A volte sembrava che il topo si stesse masturbando.
Ma questo i bambini non lo capivano. Molti si erano addormentati, gli altri erano tenuti svegli dalla grassa danse macabre di Plat.
La situazione precipitò di colpo quando Plat appoggiò il topo di cartone per terra e fece qualche passo avanti verso i bambini per dir loro qualche parola, priva di senso. Quando indietreggiò tornando sui suoi passi a ritroso, però, i suoi stupidi piedi pestarono il topo. I bambini osservavano la scena spaventati. Il topo sotto le scarpe di Plat si stava sbriciolando, poiché essa, tarantolata, proseguiva il suo ballo sconnesso.
La scena era grottesca: EB con la vocina parlava per il topo, ma questo era schiacciato e informe e una grassona stava facendo scempio del suo corpo. I bambini iniziarono a piangere. Quando EB si accorse di ciò che aveva fatto Plat si arrabbiò molto, bestemmiò ferocemente e la spinse a terra. Poi le si avventò contro con inusitata violenza e iniziò a percuoterla con la chitarra. Gli Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? si mescolavano ai tonfi quasi musicali della chiatarra contro il corpo molle di Plat.
La gente iniziò a fuggire. L’ultima cosa che vidi prima di lasciare la stanza, correndo, con M sotto il braccio, furono le fiamme che avvolgevano EB, mentre folle di rabbia continuava a percuotere il corpo senza vita di Plat.
Questa è la cronaca di quanto successe nella Biblioteca di S**********. La versione che fu diramata ai giornali fu che EB e Plat si sacrificarono per mettere in salvo i bambini dall’incendio.
Ancora oggi all’ingesso delle biblioteca si viene accolti da una statua che le raffigura, serafiche, circondate da bambini.
La lapide sul piedistallo le ricorda cosi: Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?

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Fn+F5

Che io fossi un geek era stato ampiamente dimostrato una settimana fa, quando alla domanda ‘dov’è papà‘, la piccola M si sbracciava verso il computer spento, tra l’imbarazzo dei presenti. Pensando ad un lapsus, la domanda veniva riproposta, con sfumature diverse, ma M non voleva sentire ragioni. Indicava il pc e la sedia vuota, come una lapidaria sentenza.
Tuttavia una riprova della mia tecno-morbosità l’ho avuta ieri sera ad una riunione di robe dell’asilo, un classico appuntamento al quale si inizia ad andare in due, pieni di entusiasmo, poi in uno, poi al massimo qualche nonno, poi nessuno, nascondendosi in una fitta trama di scuse.
In ogni caso ieri sera ero li, seduto vicino a P, in attesa che la riunione iniziasse e la scena che avevo davanti era questa: un tavolo, un portatile, un videoproiettore, una vecchia.
A questo punto, se voi mettete insieme questi elementi, è altamente probabile che gli effetti siano l’opposto da quelli preventivati ed è ancora più probabile che il tutto si concluda con la morte di qualcuno.
Osservavo curioso l’approccio della vecchia al portatile e il colorito purpureo del suo volto non faceva presagire nulla di buono: aveva iniziato a collegare il videoproiettore ad ogni pertugio libero del portatile, soffermandosi particolarmente sull’accoppiata cavo video/porta usb, ma la scritta "NO SIGNAL" continuava a lampeggiare gigante alle sue spalle come un sinistro epitaffio.
La vecchia, è chiaro, si era resa conto ben presto che non sarebbe mai riuscita a far funzionare il tutto, e intervallava i suoi inutili tentativi farfugliando frasi senza senso, rivolta all’assemblea, che già iniziava a spazientirsi.
La scena penosa iniziava a provocarmi un certo fastidio. Una strana forma di empatia verso il portatile mi portava a sentire fitte dolorose al petto. La vecchia intanto si era quasi spogliata, il suo volto era violaceo e madido di sudore, il portatile era stato riavviato già sei volte, come un rito cabalistico, e ad ogni jingle di chiusura di windows i presenti vociferavano sempre di più.
Qualcuno nei posti dietro si stava organizzando in una sommossa.
Intanto il mio dolore al petto aumentava e la vecchia iniziava a piagnucolare, giocandosi la carta del guasto tecnico, ma il direttore dell’asilo, al suo fianco, l’aveva stoppata in malo modo, assicurando che ieri tutto funzionava perfettamente.
Allora decisi di farmi avanti per cercare di salvare il portatile:
"Scusate, vedo che c’è qualche problema, se vuole posso dare un’occhia…"
"Ah, grazie", rispose la vecchia come risorta.
"No. Deve farcela da sola."
"Mi scusi, signor Direttore, io non credo di farcela…"
"Taci tu e cerca di far funzionare questo cazzo di proiettore!"
"Guardi, la signora mi sembra un po’ in diffico…"
"Torni al suo posto."
Così tornai a sedere, mente la vecchia tentava per l’ennesima volta di collegare il cavo video alla presa di rete della stanza. Improvvisamente una scritta iniziò a lampeggiare sul muro "WARNING OVER HEAT!" mentre un fumo azzurrino si alzava dal proiettore.
"Lo spenga, signora…"
"Zitto lei, non si impicci!"
"Ma sta bruciando!"
Alcune piccole fiamme iniziavano ad alzarsi dal corpo del proiettore.
"Signora Calloni, faccia funzionare questo arnese!"
"Ma signor Direttore…"
"La smetta di frignare, attacchi quel cazzo di video!"
Il fumo era sempre più scuro.
La stanza iniziò rapidamente a svuotarsi, le persone disordinatamente raggiungevano l’uscita, rovesciando sedie e abbandonando cappotti, mentre sul muro, sotto la scritta, apparivano dei teschi e un fischio intermittente usciva dal proiettore.
Feci un ultimo tentativo "Spenga quell’affare, cazzo, sta per esplode…", ma il direttore mi prese la gola e mi respinse, mentre la vecchia si accovacciava in un angolo, coprendosi la testa.
Il direttore, sputando, iniziò ad urlare "Dove andate tutti? Tornate qui, tornate qui…"
P mi strattonò e uscimmo correndo dalla stanza, mentre le urla folli del direttore venivano coperte del fischio, sempre più acuto, del proiettore. Poi la deflagrazione.

Tornando a casa, in macchina, eravamo silenziosi.
Dopo un po’ P mi chiese: "Era Fn-F5, vero?"
"Si."
"Peccato per la signora Calloni."
"Già. Peccato."

Molti camion dei pompieri sfrecciavano nella corsia opposta.

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Babbo Nasale

"Babbo Nasale? Babbo Nasale?"
"Si, vengo", disse lui, accarezzando la testa di Arwen, l’elfa china su di lui, poi rivolto a me: "Che cazzo vuoi?"
Babbo Nasale è sempre stato un tipo burbero, ma quando c’era da aiutare il prossimo non si risparmiava. Quando sono entrato aveva la testa all’indietro e l’espressione da cigno, forse stava pensando a tutti i bambini ai quali avrebbe fatto un dono tra poco.
"Allora, cazzo c’è?"
"Io volevo uno spazzolino decente, per Natale"
La richiesta potrà sembrare strana, ma il fatto è che io gli spazzolini li odio. Quelli moderni intendo. Una volta, quando il mondo era giusto e quando SG era PSG, esistevano solo 3 spazzolini: duro, medio, morbido. Duri erano quelli nuovi, mai usati, i medi erano i duri che gente della ditta produttrice o ignoti detrattori al supermarket usavano per qualche mese e poi rimettevano nelle scatole. Infine i morbidi erano i medi usati per mesi e riposti a modo, sempre dai soliti soggetti, oppure uno duro usato un anno e mezzo.
L’unico frizzo a cui potevi arrivare, l’unica botta di joi de vivre erano il dentifricio Paperino’s oppure lo spazzolino con il manico quadrato che aveva il dentifricio embedded. Poi, esauriti questi palpiti, tornavi nel tuo rassicurante grigiore della triade D-M-M.
Ora no. Merda. Ora lo spazzolino più normale che puoi comprare, costa innanzitutto 30 euro, e possiede features che neanche la bat-cintura: ha gli inserti in argento per far saltare i delfini una volta in acqua e bonificare le paludi di Comacchio, le membrane laterali in tetrafluoroetilene che avvolgono il dente con calde braccia e lo consolano se qualcosa nella giornata è andato storto, gli indicatori di durata e igrometro, le seghettature per pulire la lingua da resti di cibo (e di dente) e impugnature anatomiche gommate profilattiche. Ma quello che odio di più, o si, cazzo, come lo odio, a tal punto che vorrei stringere con le mie mani il collo gonfio del fottuto ingegnere, è quella cazzo di cosa che prende il nome di testina snodata. Puttana vacca! Perché ogni volta che mi lavo i denti mi ritrovo l’asta dello spazzolino perpendicolare alla bocca, che mi spunta dalla faccia come un freccia indiana, o un tragico sigaro di morte. Cristo santo, io ho denti sani, mordo mele, gessi, vetri e non ho bisogno di un fottuto strumento per neonati, io voglio la forza,  voglio il vigore, i miei denti devono scricchiolare, cedere, spaccarsi sotto i colpi fieri ed virili della mia mano. Cazzo. Con quelle specie di merdate moderne io mi ci gratto il culo! Capito!?
Ma mi accorgo che Babbo Nasale non mi sta più ascoltando. Ha un’altra elfa in braccio e non so che stiano facendo, provo a tirargli la manica della giacca, ma mi sputa. Così, lascio l’offerta che mi ha richiesto (100 euro) e lo saluto. Mentre esco dalla stanza provo timidamente a ricordargli "lo spazzolino…" ma proprio temo sia impegnatissimo, lo vedo che viene verso di me con un bastone e allora sparisco velocemente.

Proprio simpa questo Babbo Nasale!

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Colazione da Toffolo

Potete immaginare che cazzo di voglia avevo di aprire la porta all’extracomunitario che aveva suonato alle 15 di sabato pomeriggio, mentre io e P eravamo immersi in una partita di strip-sudoku.
Ma tant’è, Gabriele – e chi sennò – continuava a suonare, così decido di scendere in sala: il suo sorriso bonario, attraverso la finestra, sembra dire "Ehi amico sono qui, che stavi facendo, vecchio str."
Ricambiando il bonario e finto sorriso, penso che essendo di sinistra, essendo cattolico e soprattutto essendo un essere umano forse è meglio che apra la porta, invece di tentare di nascondermi invano dietro le tende. Così lo invito dentro e si inizia a chiacchierare, come stai, bella te, amico, Senegal, guarda accendini. Ma io di accendini proprio non ho bisogno e tantomeno dei calzini, che avendone già acquistati a decine posso testimoniare che sono solo uno strumento di satana: i calzini degli extra fanno marcire il piede e generano floricolture di dubbia origine. In una parola, no, non voglio nulla della sua merce.
Ma Gabriele mi sta simpatico, così parliamo di M e di altre cose e alla fine visto che la partita di sudoku è stata irrimediabilmente interrotta decidiamo di prendere un caffè tutti insieme, io P e Gabriele, come in un fottuto spot di Famiglia Cristiana.
Ero indeciso, seriamente, su come sentirmi: buonista e stronzo perché stavo facendo una patetica elemosina? In pace con il mondo perché stavo offrendo a Gabriele un po’ di calore umano, rubato al sudoku? Qualunque fosse la risposta, tuttavia, la cosa certa era: no, caro amico dalla pelle d’ebano e con il ritmo nel sangue, posso darti anche il mio libretto degli assegni, ma col cazzo che comprerò i tuoi calzini. Questo mai.
Così trovo qualche scusa assolutamente non plausibile per rifiutare la sua merce e cerco di rilanciare: "senti Gabriele, non ho bisogno di niente, ma ti darò da mangiare, ok? Vuoi un piatto di pasta? Hai fretta? Allora ti faccio un pacchetto… cosa vuoi? Mela? Ecco. Vuoi un saccottino? No?"
Così frughiamo nella dispensa, come ladri incerti, e tiriamo fuori un po’ di roba per fargli un cadeau alimentare, ma insomma Gabriele non è un quaqquaraqquà e mica gli piace tutto, e così la maggiorparte della roba che gli offro non gli va bene.
Decisamente non capisco. E più lui dice, no questo no, più mi sento coglione… alla fine P decide di far precipitare gli eventi e tira fuori un barattolo di lenticchie biologiche, lui le guarda con sospetto e alla fine fa un sospiro e le mette nel sacchetto quasi vuoto. Il suo sguardo è esplicativo: "Sentite ragazzi, questo lo prendo, ma per farvi un piacere…"
Così con il suo barattolo di lenticchie in saccoccia ci salutiamo, lui con una certa fretta.
Rimasti soli io e P ci guardiamo.
No, Famiglia Cristiana non avrebbe descritto esattamente così questo incontro.

Se qualcuno si fosse fermato, quel giorno, a gettare la spazzatura avrebbe notato, a fianco del bidone in strada, un barattolo chiuso.

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Marylin Moroidi

le form crollarono
i fiumi ribollirono
i mari si ritrassero

ormai perito,
trovò le forze

e fu fulgido

www.stranigiorni.com

nuova versione

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