Archive for fuck off

buon ano

"Alla fine fa il ruttino, si può dire?"

F. è quasi soddisfatto di quella trovata, si, gli sembra decisamente divertente. Ora guarda le persone che ha davanti, aspettando le risate, che solitamente queste sue idee suscitano, più o meno.

Ma è un coro di disappunto quello che si alza dagli operatori delle luci e il regista infuriato getta a terra la cartelletta che tiene in mano. "Cristo Santo, no che non si può dire! Ma che cazzo ti è saltato in mente?"

F. non capisce, in fondo non ha poi detto nulla…
"Ma no… è che … io"

"Io un cazzo, ora dobbiamo rifare tutto!"

"Ma… " – il suo mento inizia a tremare – " io… io non volevo…"

"Ah, non voleva il signorino, non voleva UN CAZZO!"

Il regista lo incalza, gli prende i capelli e strattona la testa. Gli occhi di F. sono pieni di lacrime e stringe il suo gatto come per…
"Senti brutto cazzone, qui tu non devi prendere iniziative, ok? Noi ti diciamo un cosa, E QUELLA DEVI FARE, ***** ***"
"Si ma io…"

"Ah, insisti, eh? Dammi qua…", afferrando rapidamente il gatto.
"NO, ma che vuoi far…"
Il regista rosso in volto, con un secco e violento movimento, gira la testa al gatto. Si sente un suono sordo.
Il gatto smette di agitarsi.

"NOO, ma che…"
"Hai ancora coraggio di parlare?"
"Hai ucciso il mio gatto, brutto str…"

Il regista getta il corpo molle del gatto a terra e parte con un gancio che riduce la bocca di F. ad un florilegio di sangue e denti rotti. "Non è una pubblicità di macchine fotografiche, frocetto, i gatti non fanno i rullini."

Tra bolle di saliva rossa, F. riesce a dire, prima di svenire: "Il ruttino, fa il ruttin…"

Il regista indietreggia: "Ah. Scusa."

Nell’angolo della stanza, il gatto, accartocciato, ha la testa piegata in maniera innaturale.
Una gamba si muove, come scossa da impulsi elettrici.

Poi si ferma.

Annunci

Comments (6)

swallow

Due mostruosità si aggirano per gli schermi televisivi. Erano comparsi tanto tempo fa, ed erano stati ricacciati nell’Ade che li aveva generati. Ma sono tornati. E questa volta insieme. Non era mai successo.
Il problema è che li detesto, decisamente, ma ne sono anche morbosamente attratto, così quando sento le prime note delle pubblicità nelle quali campeggiano, mollo tutto e mi piazzo davanti alla tv, per gustarmi tutto fino all’ultimo fotogramma, come ambrosia preziosa.
Chi sono? Le due peggiori cappe di cazzo del panorama tv: i loro nomi sono Il Coglione e il Vecchio Pedale.

Il Coglione è veramente un coglione. Ovviamente. È uno che fa bene tutto, ma mi sbaglia la cosa più facile. La pubblicità è della Vecchia Romagna: si apre con Il Coglione in piazza che parla con gli Inutili, guardando fogli inutili, davanti ad un campanile orendo che devono ristrutturare, quando ad un certo punto arriva lei, la Quadra, chiamata così per via della mascella. Lui la becca, a 50mt di distanza, distogliendo sguardo e attenzione dagli Inutili e le lancia un’occhiata che provoca un’erezione a tutti i colleghi, una contrazione uterina alla Quadra e una crepa al campanile. La Quadra è già semi fecondata dallo sguardo de Il Coglione, infatti quando si ritrovano al ristorante e lui la prende, lei perde ogni controllo, fa cadere i fogli inutili che aveva in mano e i presenti in sala macchiano la mutanda in più punti.
A questo punto uno si aspetta che la scena dopo sia in camera da letto con la Quadra legata in manette al lampadario e Il Coglione vestito da BatMan, ma cazzo no, sono ad un tavolo e allora uno pensa, ah allora Il Coglione se la prende comoda, la sventola come una bandiera, le farà ciò che vuole, si produrrà nell’orgione totale. Ma, qui proprio qui, Il Coglione prende il nome di Il Coglione. Perché? Fateci caso, il nostro è assente, sbadato, svogliato, sembra un pigro amante dopo lo schedulato coito settimanale. La sua faccia è ebete e sta probabilmente pensando alla formazione del Fantacalcio. La Quadra è sull’orlo dell’orgasmo finale, quello teorizzato da Platone, mai occorso ad essere umano e offre a Il Coglione il liquore di cui sopra, come una chiara metafora umoral-sessuale. Lui potrebbe fare qualsiasi cosa per farla precipitare nel pozzo oscuro della lussuria senza fine, non so sfiorarle un seno, inarcare un sopracciglio, sbucciare una banana, ma che cazzo fa, invece? Che cazzo fai, Il Coglione? Beve sta sbroda di Vecchia Romagna, e no, non rutta, non gorgheggia, non sputa. No. Fa la cosa meno sexy del mondo. La tiene in bocca, senza mandarla giù e fa un sorriso ebete e finto, tentando un ridicolo contatto mano-mano.
A sto punto i presenti rumoreggiano delusi, la Quadra ha un prosciugamento istantaneo di tutto quello che si deve prosciugare e con una scusa si allontana con il cameriere di colore.
Il Coglione, essendo coglione, ha ancora la Vecchia Romagna in bocca e non si capacita di cosa abbia sbagliato, così tira fuori il cellulare e chiama un amico, ma questo non capisce nulla perché sente solo gorgogliare.
Qui finisce la triste storia de Il Coglione.

Quadra e Senegal sono ancora insieme e si narra che i loro amplessi siano leggendari. Si dice anche che sul loro comodino ci sia sempre una copia di “Il Clitofonte” che non è un libro porno, ma un testo di Platone. Nel frattempo il campanile è stato abbattuto e gli Inutili hanno aperto un bar.

Per il Vecchio Pedale non c’è più tempo. Ne parlerò più avanti.

Forse.

Comments (9)

we are gonadi, forever you and me

L’altro giorno parlavo di frutta con mia cognata D.
(Ok, non sarà molto virile, ne convengo, ma sarebbe stato peggio avessimo parlato di borse frigo, no? E comunque non erano banane.) Dicevo, frutta e verdura, comprate a casse dalla cooperativa biologica, per sentirsi no global, sentirsi ok, sentirsi giusti e fautori di un mondo migliore… anche se questi della cooperativa biologica magari la frutta la comprano alla coop, raddoppiano il prezzo, la rotolano nel guano e te la presentano come costoso brandello di natura ancora intonso, mentre lo scontrino ancora svolazza nell’aria (e ci raccolgono pure i punti fedeltà).
Fattostà che per un bisogno di sentirsi ok e RDT (know what i mean, P?) la frutta andava comprata lì, nell’ultimo avamposto della Creazione, schifando gli onesti pakistani all’angolo che avevano frutta OGM biologica da coltivazione idroponica vegana senza glutine, probiotica, low fat e low price e che, all’occorrenza, appoggiata al cellulare ti aumentava il campo di una tacca.
Così "frutta + guano a costo maggiorato" era il tema, e si discuteva di quante e quali casse ordinare, e io mi sentivo già okkupato nei miei no-logo pensieri e mi immaginavo di indossare un passamontagna arcobaleno ottenuto intrecciando fibre di pesca, guano avanzato e peli corporei, quando mia cognata, ignara e candida, lucidando il suo machete G8ino, mi fa: "Beh, voi ne prenderete di più, no? insomma, avete una vita più regolare…"
D’improvviso una frustata all’ego. Il tempo di chiedermi che caz e ho realizzato.
Mi sono seduto, e mentre la parola REGOLARE continuava a risuonare, tetra e rallentata, nella mia testa, è arrivato Muccino, vestito di bianco, che mi ha messo una mano sulla spalla e ha sussurrato: "Hai 30 anni e una vita REGOLARE."
Cristo santo! Ecco. Io, che avevo sempre cercato di NON avere una vita regolare, anche se ok, risparmiatemi la paternale, questo atteggiamento era comunque conformista quanto AVERE una vita regolare, beh, io proprio io ora venivo additato, come un re nudo, a modello di vita regolare…
Non sapevo che fare. D’altronde era vero. Non potevo negarlo. La mia vita ora era fottutamente regolare, e la gente si aspettava da me che acquistassi più frutta e verdura bio degli altri.
Non faceva una piega. Sei regolare? Cazzi tuoi, beccati la frutta maggiorata, e beccatene tanta, perché lo sappiamo che la sera te ne stai in casa a guardare l’isola dei famosi, sgranocchiando un sedano ricoperto di sterco.
Che cazzo. Ero tentato di rispondere "see i maroni, io faccio un solo pasto al giorno, io. E a base di sola maionese.. e mi drogo, fumo, bevo, piscio senza tirare su l’asse. Non svuoto mai la lavastoviglie e – infine – strappo la cartigenica non secondo le linee tratteggiate…", ma Muccino translucido e triste scuoteva la testa… così, chinando il capo, ho balbettato, mentre il Vate fluttuando mi porgeva un sedano marrone:
"si, ok… accreditatemi 15 casse." e ho addentato l’amaro frutto.

Molto amaro.

Comments (12)

esame 1

Che
poi a pensarci uno si chiede, ma come cazzo facevamo noi? I nostri
volti sono forse bruciati da sole? La nostra pelle è piagata? Le nostre
pupille sono forse bianche e cieche? No cazzo. Siamo sopravvissuti.
Siamo sopravvissuti alle gite in macchina senza tendine parasole. O no?
Quando ero piccolo io, no, certo non c’erano. C’erano per il lunotto
posteriore, quelle grigie, traforate, di plastica, che si srotolavano.
Orrende e forse di dubbia utilità, ok, ma non c’erano quelle per i
finestrini, rigide, in fibra di carbonio, con qualche merdoso
personaggio disney.
E sono comunque sopravvissuto.
La settimana scorsa, alla vigilia del primo viaggio con M, infante,
abbozzo: copriamo il finestrino con un asciugamano, che incastreremo
previamente nella fessura, no? Idea geniale, semplice, autoctona, a
costo zero, in odore di anni 70. Vengo deriso. Così stacco l’adesivo
dei conigli che si ingroppano, il pomello del cambio con il teschio e
ritorno in me. La soluzione proposta viene bocciata.
Mi reco al supermercato, triste, alla ricerca di una fottuta tendina parasole.
Entrare nel reparto apposito è come picchiettarsi un marone con un
martellino da restauro. Selve di personaggi inanimati, congelati in
pose ritenute simpatiche, ti invitano all’acquisto dalle tendine su cui
sono disegnati. Una foresta fossile di tristezza.
C’è gatto silvestro con titti, pippo in macchina, paperino sotto un albero.
Non c’è nulla di più infelice. Come se un bambino di 5 mesi trovasse
divertente osservare per 4 ore filate il pesciolino nemo che fa
l’occhiolino. Ma ti strappo gli occhi a morsi, cazzo. Che senso ha
mettere un disegno così? A chi serve? A me che guido? A M che non lo
caga? Ai passanti che vedono la mia macchina e osservando topolino si
danno di gomito ridendo e pensando “Ah, ah che ridere, e che simpatica
quella tendina parasole, chissà in quella macchina si devo divertire da
pazzi, ah ah.”
Sto per capitolare, la mia ricerca di decenza è vana e sto cercando una
motivazione per convincere P ad adottare il mio rimedio casalingo,
quando improvvisamente, eccola.
Nascosta, come una nobile decaduta, la trovo.
Una tendina parasole senza niente, né marchi, né scritte, né winnie the
pooh che tenta di inchiappettare un maialino rosa: una tendina
completamente nera, discreta, funzionale. Con le sue belle ventose.
E dal prezzo irrisorio.
La prendo e la schiaffo nel carrello, con gioia, tra gli sguardi degli stupidi abitanti della foresta dell’infelicità.
Poi lascio il reparto ed emetto un lungo e silenzioso peto, in segno di sfregio.

Comments (5)

Professor Plum

Dopo
la Trilogia dell’Odio, è giunto il momento, vista la quaresima, di
andare a Canossa e ristabilire qualche sinapsi umana degna di prosa e
di perdono divino.
Parlerò di un dio. Uno minore. Ausiliario, supposto, ma pur sempre
illuminato di sapienza e infinitamente buono. Un dio che mi ha reso
migliore, certo, e più attento. Sono lontani i giorni in cui non lo
conoscevo e aprivo le confezioni di cibo come un vichingo, strappando
la plastica, lacerandola irrimediabilmente e condannando il contenuto,
fosse esso formaggio, panettone, marijuana ad una morte lenta e triste
per dissoluzione dell’aroma e smarrimento di freschezza. Ah, quanto ero
sciocco, se solo potessi tornare indietro… Ogni mattina, invece,
adesso che ho la fede il mio pastore mi indica la via da seguire.
Prendere le forbici, tagliare dritto come un fuso la confezione, con
chirurgica perizia, estrarre e tric tric, riavvitare il filino di ferro
salvafreschezza e con esso la mia anima, un tempo sfilacciata come
palme secche. Ora che sono saggio i miei cibi durano più a lungo e P
non si arrabbia. P non mi picchia più da quando sono devoto a lui. E
ogni mattina il rito si consuma e con esso il suo corpo, dio fedele e
sapiente. Il dio di questi tempi è il plumcake del mulino bianco. Tre
morsi, piccolo, grande, piccolo. Metafora delle fasi dell’uomo di
edipica memoria. Il primo lo saluta, compìto, il secondo lo gusta,
assorto e compiaciuto, il terzo lo loda e lo rimpiange fino alla
prossima funzione.
Che arriverà presto. Due porzioni vanno consumate, speculari,
palindrome, allegoriche. Yin e Yang vitali. Complementari. Il plumcake
insegna armonia, continenza e dominio di sé.

Il plumcake è vita. Convertiti al plumcake.

Comments (9)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: