gabbo

E’ opinione comune che gli incontri per bambini siano piacevoli e rilassanti.
In fondo si tratta di andare in una biblioteca, dove preparate maestre intonano graziosi canti elfici, interrotti solo dalle risa argentine dei bambini felici, fluttuanti nell’aria. Gioia, amore, amicizia cullano i presenti, abbandonati nel caldo abbraccio onirico. 
Già. Questo è quello che pensavo. Fino a quel giorno. Il giorno in cui vidi l’Orrore.
Appena entrati in quella sala l’accoglienza delle due maestre si era rivelata da subito artificiale e sospetta.
Che bella bambinaaaaaaaaaaaaa, eeeeeeeeeeeeeh? Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?
Platinette e Emma Bonino erano vestite come 15enni di azione cattolica, ma avevano 50 autunni alle spalle. E dovevano essere stati anche molto piovosi.
Il capo delle due era Emma Bonino, stesso caschetto biondo, stessi occhiali, voce rauca dalle troppe sigarette, aspirate nella solitudine del suo triste nubilato; il luogo tenente era Platinette, stessa stazza, stessa sensazione di repulsione, palese impressione che non avesse mai visto uomo nudo. Emetteva Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? di continuo.
Eravamo tutti preoccupati. I bambini della stanza non volevano staccarsi dalle mani dei genitori e qualcuno piangeva.
Emma Bonino chiuse la porta dietro di se e rivolta all’assemblea disse: Bambini facciamo una canzone. Aveva tutta l’aria di una minaccia.
Osservavo gli altri genitori. Alcuni sbadigliavano (l’aria infatti era stantia e povera di ossigeno) altri smessaggiavano, probabilmente frasi sconce all’amante. Io osservavo le finestre, cercando via di fuga.
Platinette prese uno stereo a cassette e avviò un nastro. Alcune note gracchianti si sparsero nell’aria. Pochi secondi dopo lo stereo si mangiò la cassetta.
Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?
Emma Bonino guardò Platinette con disprezzo e imbracciò una chitarra. Attaccò la Canzone del Topolino, uno strazio su cui intonava parole senza senso. La storia era di un topolino che faceva delle robe, varie, di scarso interesse e friggeva la minchia a tutti i presenti con sta storia. La cosa più terrificate era che quando la narrazione passava dalla voce fuori campo a soggettiva del Topolino, Emma Bonino si produceva nella cosa più irritante in assoluto: LA VOCINA.
Non si capiva il motivo, ma il topo quando parlava doveva sembrare un evirato.
I bambini erano fermi, l’aria stava finendo e qualcuno mostrava un preoccupante pallore.
E Platinette? Mentre EB suonava la chitarra, cantava e narrava, Platinette – Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? che dio la stramaledica – aveva iniziato una sinistra danza di morte davanti all’assemblea. Con indosso una maglietta irrimediabilmente sudata e jeans troppo corti, aveva deciso di interpretare il canto con una goffa mimica. Con l’aiuto di un frusto topo di cartone, quando EB diceva il topo va qua, lei lo spostava e quando EB parlava con LA VOCINA lei lo muoveva freneticamente. A volte sembrava che il topo si stesse masturbando.
Ma questo i bambini non lo capivano. Molti si erano addormentati, gli altri erano tenuti svegli dalla grassa danse macabre di Plat.
La situazione precipitò di colpo quando Plat appoggiò il topo di cartone per terra e fece qualche passo avanti verso i bambini per dir loro qualche parola, priva di senso. Quando indietreggiò tornando sui suoi passi a ritroso, però, i suoi stupidi piedi pestarono il topo. I bambini osservavano la scena spaventati. Il topo sotto le scarpe di Plat si stava sbriciolando, poiché essa, tarantolata, proseguiva il suo ballo sconnesso.
La scena era grottesca: EB con la vocina parlava per il topo, ma questo era schiacciato e informe e una grassona stava facendo scempio del suo corpo. I bambini iniziarono a piangere. Quando EB si accorse di ciò che aveva fatto Plat si arrabbiò molto, bestemmiò ferocemente e la spinse a terra. Poi le si avventò contro con inusitata violenza e iniziò a percuoterla con la chitarra. Gli Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh? si mescolavano ai tonfi quasi musicali della chiatarra contro il corpo molle di Plat.
La gente iniziò a fuggire. L’ultima cosa che vidi prima di lasciare la stanza, correndo, con M sotto il braccio, furono le fiamme che avvolgevano EB, mentre folle di rabbia continuava a percuotere il corpo senza vita di Plat.
Questa è la cronaca di quanto successe nella Biblioteca di S**********. La versione che fu diramata ai giornali fu che EB e Plat si sacrificarono per mettere in salvo i bambini dall’incendio.
Ancora oggi all’ingesso delle biblioteca si viene accolti da una statua che le raffigura, serafiche, circondate da bambini.
La lapide sul piedistallo le ricorda cosi: Aaaaaaaaah? Eeeeeeeeh?
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3 commenti »

  1. E’ scandaloso come i mass media manipolino le informazioni.

  2. bentornato infine
    inutile ricordare cosa maneggiassero le due…
    cc

  3. qc said

    ta: le verità + scomode sono le prime a venire insabbiate…

    cc: ah, guarda non c’è alcun dubbio. chi maneggia: <quello che sappiamo noi>, prima o poi finisce male…

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