Archive for iodio

funky honky nasty nigger

Giusto pochi giorni fa, un lettera a Repubblica squarciava il molle silenzio e denunciava ciò che era fino ad oggi considerato un tabù: anche a sinistra iniziava la pericolosa deriva del razzismo e dell’intolleranza. E allora, sdoganato il malessere, tutti a dire ‘si, anche io li odio’, oppure ‘uccidiamoli’, agitando forconi come nel più classico film horror. Già, ma io razzista e intollerante, mica lo sono diventato ora, mica ho dovuto aspettare lo sparo della sinistra-chic per dirmi discriminante, no, io razzista lo sono diventato ben 4 mesi fa. E nella fattispecie nei confronti di un unico personaggio: di colore, saputello e terribilmente fastidioso.
Ma facciamo un passo indietro: avete visto la pubblicità di Alice, quella con Abatantuono? Sono certo di si, e sono certo che avrete notato negli ultimi fotogrammi, sulla tv, una scena del film Superman. Domandatevi il motivo. Per mettere un film a caso? No miei cari, troppo semplice. Quei fotogrammi pochi, innocui, in realtà ci allertano: hei, tu, Alice trasmette solo un datatissimo Superman. E non dire che non eri stato avvertito.
Alice trasmette Superman, sempre. Mattino, Superman. Pomeriggio, Superman. Sera, Superman. Notte, Superman. Chiedetelo a L. mia nipote, ormai l’ha già visto 83 volte e adesso è il cura da un analista, vestito da Superman. Ogni mese Alice cambia film, del settore gratuito, e lo trasmettere in heavy rotation come un tantrico loop, sempre, fino a perforare il cervello dello sfortunato spettatore. Così è capitato che M, mia figlia, fosse posizionata dai nonni, per 48 ore ininterrotte, con appositi strumenti per tenere gli occhi aperti, davanti ad Alice che trasmetteva, quel mese, K, l’oggetto del mio futuro odio razziale.
K sta per Kiriku, un fottutissimo e odioso negretto, protagonista dei cartoni animati omonimi. All’inizio, come ogni buon sinistrorso da operetta, ero contento che mia figlia guardasse cartoni animati africani, mi sentivo aperto, clemente, mastella, tollerante. E accarezzandole la testa pensavo, come un umarell, meglio questo che quelle porcherie giapponesi. A tal deg.
Ma mi sbagliavo. Kiriku e la sua insopportabile dabbenaggine in breve avevano asfaltato le palle e mi avevano diretto verso chine razziali impensate prima. Il motivo?
Kiriku sa sempre cosa fare: la gente è affamata? Allora lui si inventa vasaio, crea bellissime terracotte, le vende, guadagna soldi, rimette in sesto le finanze del villaggio, la gente – dopo un’iniziale esultanza – prende i soldi e lo schifa nuovamente.
Kiriku salva sempre tutti: i bambini del suo villaggio sono in pericolo? Arriva lui e li salva tutti. E il bello che nessuno lo ringrazia, tutti lo pigliano a male parole, perché è ormai assodato KIRIKU PORTA SFIGA! Ovunque lui va la gente muore o viene catturata, i raccolti distrutti, le capanne incendiate. E poco importa se lo stronzetto alla fine risolve tutto con le sue spocchiose buone maniere, quello che rimane è solo cenere e distruzione.
Kiriku, oltre che un sottile inno all’omosessualità, è anche privo di senso: l’odioso bamboccio alla fine diventa per magia un marcantonio tutto muscoli e timbra a più riprese la strega cattiva, perennemente, sconciamente a seno nudo.
Questo è quanto. Se M, adolescente, si presenterà in casa a braccetto con un colosso d’ebano, i miei occhi si faranno sangue e maledirò Alice, mentre dalla finestra vedrò volare L sottobraccio a Superman.

Ps: Alice è una merda, film oRendi, supercompressi, monolingua. Accattatevi Joost, se vi pare. Non eccelso, ma pieno di hype. Ah, dimenticavo, se volete ho inviti da regalare. Si lo so, sono fiko con la k.

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l’erotomane

Se c’è uno che odio è Armando.Armando è un vecchio sporcaccione, misantropo e deviato. Vive solo. Anzi con una cagna, che non si risparmia di umiliare. Armando è il padrone di Pimpa, il fumetto di Altan.
Quest’uomo, un pingue e patetico uomo di mezza età, si distingue per il naso rubizzo e falliforme. Il suo squallido naso a forma di pene è sempre arrossato e dio solo sa l’uso sconcio che ne fa, il misero. Quest’uomo è sempre vestito in giacca e cravatta e spesso è coricato. Il bello è che dorme sopra le coperte e completamente vestito. Un inquietante pezzo di manzo andato a male. Veramente non so come le avventure della Pimpa possano piacere a M, visto che il mostro di poc’anzi getta con le sue stupide movenze, un’ombra sudicia sull’intera vicenda… mi aspetto che da un momento all’altro apra il suo panciotto oviesse e mostri biancheria intima femminile.
Spesso è seduto in poltrona che cazzeggia, tipo leggendo un giornale, quando arriva la pimpa e gli chiede di aiutarla a fare un cosa, ma no, lui si alza e dice ‘devo andare a lavorare’, guarda caso, proprio ora… che poi è capace di andare in macchina, caricare due travoni e continuare a leggere il giornale, mentre i due gli stuccano il piccione.
In tutta franchezza trovo quell’uomo riprovevole e assai malato. Quando M guarda la pimpa inizio a sudare e mi agito, sul divano, e cerco di distrarla dalla visione diseducativa del pazzo, facendo piccoli giochi di prestigio (che non sempre riescono). L’altra sera mi sono tagliato il polso per farle vedere il colore del sangue, ma lei è scappata verso la tv gridando ‘Armando, Armando’, così non ci ho visto più, ho preso l’aspirapolvere e ho sfasciato la tv, le casse, l’amplificatore e tutta la sala.
Poi quando ho ricominciato a respirare M e P erano sparite.
Non sono più tornate.

Vaffanculo Armando.

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armageddon

Una delle cose che odio di più ultimamente sono i GC.
Prima non li odiavo, ma solo perché non ero una loro preda.
Ora mi braccano, e in questo modo si meritano il mio odio. E le mie rappresaglie.
La scena in cui mi ritrovo è sempre la stessa: sono alla Coop e sto guidando il mio carrello. A me piace guidare il carrello, perché lo uso come monopattino. Mi do la spinta e poi ci salgo con i due piedi. E si, cazzo, sono felice. Poi ultimamente quando ho M a bordo ovviamente il divertimento è maggiore, perché mentre schizziamo a canna lei prende il lettore di barcode in dotazione e, come debitamente istruita, punta il laser dritto nella cornea delle vecchie, accecandole permanentemente.
Insomma, una banale attività padre/figlia potrebbe pensare qualcuno, ma si fotta, a me piace.
Ma. Da un po’ di tempo, i GC hanno iniziato a darmi la caccia.
La scena è sempre la stessa. Mentre sfrecciamo come jedi, accecando vecchie a nastro, verso la fine del reparto frutta, una figura si staglia. Il GC. Il genitore coglione.
Il genitore coglione è solitamente maschio, brutto, vestito con una tuta di triacetato verdina che lo fa sembrare un grosso uomo-cetonia. Inoltre è basso e non è più giovanissimo. Il genitore coglione, essendo genitore, ha prole al seguito. La prole, in genere di 1 anno e mezzo, viene trasportata su carrozzina a tre ruote, costata uno stipendio, e solitamente è sovra-vestita. Il colorito rosso scuro e l’immobillità dell’infante ne testimoniano il sistema circolatorio già compromesso. La temperatura dentro le sue due tute di è di 80 gradi: il bambino è completamente inerme e ostaggio del genitore coglione.
Quando ti vede, e nota che anche tu hai una bimba, il GC inizia a sorriderti da 50 metri e tu pensi, ‘cazzo vuole questo’ guardandoti intorno, e la sua bocca si apre sempre di più, sempre più, lui inizia a virare la sua ammiraglia a tre ruote, con sopra il meteorite incandescente che è (era) suo figlio e tu tenti di frenare e invertirti, ma la sua bocca si apre ancora di più, mentre si avvicina e tu inizi ad avere paura, perchè rapidamente ti rendi conto che vuole te, che vuole LA TUA AMICIZIA.
Quando ti raggiunge ha la faccia trasfigurata da un’inusitata gioia.
“Guaaaaarda che beeeella bimba!”
“Eh. si”, rispondi cercando una scusa per fuggire.
“Guaaaaarda”, si rivolge al fagotto fumante che tiene nella tre ruote, “Guaaaaarda…”
A questo punto in genere chiudo gli occhi, come si fa quando si aspetta un boato. Come si fa quando ti stanno per tirare un pugno. Perché so che sta arrivando. La domanda che odio. La domanda senza senso per antonomasia.
“Ciao, bella biiiiimba… come ti chiaaaami?”
Il pugno è arrivato anche questa volta, forte e deciso. Bum. E io sono basito, la domanda è arrivata. Stupida come le altre volte. Ma che cazzo di domanda è? Perché, perché, perché! Perché dobbiamo inscenare questa penosa pantomima per cui io adesso dovrei rispondere “mi chiamo M” magari facendo la VOCINA, poi tu, mentre armageddon nella tua carrozzina ti fa cenno con gli occhi che vuole andare a casa, magari aggiungi anche “quanti anni hai?” e se non rispondo tu chiedi ancora “quaaaaanti anni hai?” finchè non faccio la VOCINA e …
No cristo, non ci sto.

Do un colpetto nella schiena a M e lei fa partire il registratore:
“Sono M e ho 40 anni, coglione. E ho la malattia di Arnold.”

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tartaro

Tic.
Tic.
Tic.

Che cazzo è?
Guardo l’ora: 5.21 del mattino.

Tic.

Sassi contro la finestra.

Tic.

Mi alzo, piano, dolente e mi affaccio. Uno sconosciuto sta tirando piccoli sassi verso la mia finestra.

“Beh?”
“Salve.”
“Che fa?”
“Mi scusi se la disturbo, mi chiedevo se volesse venire con me?”
“Ma lei è fuori, sono le 5 e mezza…”
“Lo so, è che tra un’ora arrivano… quindi sto chiedendo ad un po’ di gente se vuole venire…”
“Ma venire dove?”
“Alla spiaggia… tra poco le tartarughe si tufferanno in mare…”
“Ah, cazzo, è vero!”
“Che fa? Viene…”
“Non so, aspetti… ma dopo ci si imbriaca di Averna?”
“Certo, come sempre… allora, scende?”
“Tartarughe, all’alba, con sconosciuti… effettivamente… aspetti solo un secondo.”

Rientro nella stanza calda e apro il cassetto, prendo la mia Luger 7.65mm e mi affaccio di nuovo, tenendo le mani basse:
“Arrivo, sto cercando le scarpe.”
“Ok, ma faccia in fretta, ormai è ora.”
“Aspetti… un secondo”
Prendo il silenziatore e lo avvito rapido alla canna della Luger. Mi sporgo appena.
“Mah che…”

Due piccoli colpi, silenziosi.
Ripongo la Luger e da sotto il letto prendo il mio fucile da cecchino Remington 700-A, mi allaccio le scarpe, bacio P e prendo la sacca dei proiettili. Poi scendo in strada.
Lentamente arrivo alla spiaggia e mi sistemo al riparo, tra una duna e dei cespugli.

Piccole macchine scure avanzano dall’entroterra e si gettano stupidamente in mare. Spengo la sigaretta, carico un paio di colpi e imbraccio il fucile.
Faccio saltare un paio di testuggini, che esplodono in aria spruzzando se stesse e schegge di corazza.
Carico altri colpi. Un coglione esce dal nascondiglio, per vedere cos’è accaduto alle care tartarughe.
La croce del mirino è proprio sulla sua testa. Pum.

Urla varie.

Torno a letto.

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la caduta degli dei

Bravi.
Avete versato fiumi di inchiostro sul kinderbimbo? Bravi.
Come ciechi che vagano per la via, brandendo bastoni, pestando a casaccio, avete seguito il clamore, avete percorso la via già percorsa. Bravi. Il kinderbimbo qua, il kinderbimbo la.

Stolti, vi dico! La kinder cambia il bimbo dopo 30 anni e voi a darvi di gomito, come scolaretti davanti al professore zoppo. Tutti dietro le barricate dell’ovvio, senza esporsi, restando nella folla, anonimi e protetti. Apologia del passato, forse? Difesa delle tradizioni? O forse una smisurata invidia, viscerale gelosia per quel bambino, nuovo, di Bologna, che ricoperto d’oro campeggerà sulle barrette per decadi, e con un gesto della mano avrà denaro, lussuria e cioccolato? La solidarietà, falsa, con il precedente è solo un patetico esercizio da blog, dove si usa rincorrere, citare, copiare.

No. Non ci sto. A me del kinderbimbo non fotte un cazzo. E sapete perché? Perché proprio ora, proprio sotto gli occhi di tutti. Proprio mentre la gente in piazza alzava i forconi con ottusa foga, beh, proprio adesso, indisturbati e silenziosi hanno fatto fuori un VERO simbolo.
Loro, e sapete chi intendo, l’hanno preso e senza tante spiegazioni, l’hanno spiaggiato, l’hanno ucciso, soppresso, in nome di non si sa quale ideale. Anni, parecchi, di onorata carriera… promesse di promozioni, di buen retiro dorati, e poi un giorno una lettera:
“Egregio Sig. Delfino,
con la presente siamo a comunicarle l’interruzione del ns rapporto professionale, a causa di nuove tendenze di mercato che non necessitano più della Sua immagine. Certi che non avrà difficoltà a trovare una collocazione consona alla Sua persona, la ringraziamo per il lavoro svolto in questi anni. Distinti saluti.
La direzione.”

Quando il delfino del Galak lesse quella lettera, lasciata sulla sua scrivania lo scorso ottobre, le vene del suo cervello iniziarono a pulsare: “Figli di puttana! Anni di questa merda bianca e ora… me la pagheranno, cazzo, se me la pagheranno…”

Ma così non fu.
Per la cronaca, il delfino passò l’ultimo anno girando per gli studi, elemosinando comparsate, ma ormai grasso e antiestetico, nessuno gli affidò neanche mezzo secondo di apparizione televisiva.
Abbandonato da tutti le ultime notizie che si hanno di lui, lo vedono protagonista di una rissa tra derelitti, insieme ad un’altra icona dimenticata, l’avvizzito vecchio pedofilo noto come Capitan Findus, pensionato senza remore per un fusto gay.
La china ormai irrimediabilmente discendente del bianco cetaceo è definitivamente terminata ieri, sulla fredda spiaggia di Igea Marina.

Adieu, mon ami.

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culino bianco

Fanculo. Questo è quello che mi sento di dire. Ecco. Fanculo, magica parola, neologismo d’occasione, coniata dai doppiatori per matchare il labiale di fuck off, è tutto quello che mi esce, oggi. Sarà che mi sono svegliato male, sarà perché sono rientrato alle 2, sarà per M piangente che mi ha portato a scossare la culla fino alle 3, sarà perché cazzo, erano due settimane che non fumavo, roba che i miei alveoli si erano detti, ok lo stronzo ha smesso di fumare, spalancate le finestre e si erano messi tutti a inspirare profondamente, e io ieri sera mi sono fumato i 16/20 di un pacchetto di lucky strike, fortunato sto cazzo, e gli alveoli con la loro faccia da babbeo, mentre bevevano il caffè bum, peggio che Pompei, tutti bloccati li, sti coglioni a scappare, ah arriva il fumo il fumo il fumo, roba che tra duemila anni ci fanno le visite guidate, comunque per la summa di queste e altre cose, stamattina mi sono svegliato e avevo l’alito che avrebbe avuto un cane morto che aveva mangiato un cane morto. Gocciolo dal letto e accendo la tv e altre pacche sui neuroni, a gògò proprio, le pubblicità di merda del culino bianco, tra la piccola bambina che già a quell’età fa mercimonio delle proprie possidenze, per un merdoso robot vintage, la moglie che offre la tetta biscottata al marito, senza guardarlo, e lui che senza guardare la prende e poi torna indietro e che cazzo guardatevi negli occhi, che vi siete sposati per corrispondenza, ma alla fine arriva lei la cagata per antonomasia, il figlio che sveglia il padre con un fragrante saccottino caldo e tutti ridono ridono ridono ridono e nel profondo del cuore penso, no, non finirò così, non permetterò ai miei figli di svegliarmi così, non permetterò che questi cazzi di finti sorrisi girino nel mio salotto come mosche merdaiole, e spero vivamente che mio figlio prenda il saccottino la sera prima, lo metta nel microonde per una notte intera, roba che neanche nel timer ci sta tutto, che si deve svegliare ogni ora a dare un giro al pomello, e il mattino dopo lo voglio vedere arrivare con i guanti di maglia di ferro e il saccottino rovente
FDSG: "Tieni Papà"
SG: "Grazie FDSG, ora lo addento subito, amh…"
e il fiotto di marmellata come piombo fuso deve schizzare ovunque,
SG: "Cristo santo, i miei occhi…"
FDSG: "Mi dai la tua Canon AE-1?"
SG: "Fanculo."
FDSG: "Pazienza, la avrò in eredità." e centinaia di saccottini incandescenti e iridescenti mi travolgono, uccidendomi all’istante.

Così spengo la tv, guardo M che dorme, tranquilla, e le do un bacio

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