carol stranigiorni

Credetemi, quando accettai, non senza esitazioni, di parlare del Papero della Mop, non avrei certo immaginato che tutto questo sarebbe diventato quasi come un lavoro. Ricordo ancora quando decisi, con sfrontatezza quasi giovanile, di scrivere un post su di lui, sfacciato e osceno argomento tabù da generazioni. E ricordo la sorpresa con cui notai che le mie parole erano stati come macigni nel putrido stagno della blogsfera. Fui accusato di paganesimo e ricevetti offese, anche gravi.
Ma non mi fermai e le conseguenze di tutto questo, il risultato di uno scomodo sasso che rotola ormai da anni, li ho sotto gli occhi ogni giorno. Ogni volta che apro la mia casella di posta dedicata a lui.
Quotidianamente ricevo lettere di persone, anche insospettabili professionisti, che mi fanno domande, mi chiedono, con la curiosità degli indecisi, di parlare di lui, chiedendomi maggiori informazioni, o magari qualche parola di conforto. Chi cerca comprensione e chi cerca assoluzione, chi cerca un segno oppure una ragione per smettere di soffrire.
E io, che posso fare? Non voglio certo liquidarli, oppure offrire uno sbrigativo vitello d’oro perché possano credere. Piuttosto cerco di capirli e, per quanto possibile, amarli.
Oggi voglio pubblicare tre mail giunte stamani, di persone che a loro modo hanno trovato una strada, e le riporto come messaggio di speranza.

Caro Stranigiorni, l’altro giorno sono andato alla MOP e vedendo il Papero mi sono ricordato dei tuoi post. Ho riso con superbia perché credevo che fossero tutte fandonie. Tuttavia, ho preso in braccio mia figlia L. e insieme ci siamo fatti ritrarre davanti al Papero. Dopo pochi minuti un bip dal cellulare mi ha segnalato un sms, ho aperto il telefono e puoi immaginarti la sorpresa quando ho letto:
“VEDAFONE – hai vinto una ricarica omaggio da 30.000 euro.”
Così ho chiamato un numero a caso e stiamo parlando da 5 giorni.
Ti mando la mia foto con L. davanti al Papero.

Ora credo.

Alessandro da Bologna

***

Caro Stranigiorni, l’altra sera stavo facendo un barbecue in giardino e distrattamente pensavo ai tuoi post sul Papero. Un sorrisetto altezzoso faceva bella mostra sul mio viso. Pensavo ti fossi inventato tutto e mentre giravo le braciole, ripetevo mentalmente i numeri 4 – 8 – 15 – 16 – 23 – 42.
Ad un certo punto, visto che ero indietro con la cottura, ho versato un po’ di benzina sulle braci, per accelerare. Puoi immaginarti la sorpresa quando il barbecue ha preso fuoco, incenerendomi i capelli e le sopracciglia, ma soprattutto lo spavento quando nelle fiamme ho visto ciò che ti allego.
A me sembra di scorgere qualcosa, ma non sarà il solito complotto?

Franco da Trieste

***

Ciao Stranigiorni, sono Fiorella Pierobon, e ho pregato al Papero perché nessuno mi fa più lavorare. L’altro giorno è arrivato uno con i baffi in casa mia e mi diceva che mi faceva fare a Sanremo, però dovevo essere brava. Io non capivo, così lui si è slacciato i pantaloni. Io non ero tanto sicura e così ho pensato ‘Papero pensaci tu’ così l’uomo con i baffi si è trasformato in un pupazzo di Italia 90.
Il giorno dopo mi ha chiamato Baudo dicendo che voleva farmi fare un programma e rilanciarmi, ma io non gli ho creduto e ho messo giù. Poi ho visto a studio aperto che il programma lo faceva con la Golia, così ho preso il whisky Despar e me lo sono finito.
Ora chiedo al Papero che torni di moda questa camicetta.

F.P.

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Look At Me, I’m Sandra Dee

Capisci di stare facendo un ottimo lavoro, come padre, quando tua figlia ti chiede se le disegni un piranha che mangia un uomo.
Ma non starò a raccontarvi ciò che dice M o V (anche perchè quest’ultima dice cose tipo aaaaaaa oppure mmmmmmmmm, quindi non divertenti), ma piuttosto perché ora come ora la mia fonte di ispirazione sono loro, i bambini. In generale. O meglio, i bambocci, per non sembrare troppo omosessuale. Non vedo la tv da settimane perché si è rotta ed è stata inghiottita dal servizio philips che fondamentalmente è una profonda voragine nel terreno dove buttare la propria televisione. Ormai nessuno sa che fine abbia fatto. Addirittura negano di essere stati un centro riparazione e si spacciano per pizzeria. Cmq, dicevo, è innegabile che il blog abbia bisogno di ossigeno come un sepolto vivo a caso della bibliografia di Poe, e se la tv non glielo fornisce, allora giungono al capezzale, con le mani giunte, i bambocci. Altrui.
L’altro giorno ero alla pista della macchinine e cavalcavo con M un trattore blu. Andavamo ai 3 all’ora e tutti ci superavano, stringendoci nelle curve, cercando d buttarci fuori, cercando di ucciderci. Stronzetti di cinque o sei anni, sulle loro macchine da formula uno con scritto VEDAFONE volevano dimostraci la loro superiorità. Con ottanta gettoni inseriti, erano in pista da ore e i loro volti erano sfigurati. Come folli si lanciavano a tutta velocità contro le altre macchine. Io cercavo di evitali, ma il mio trattore era più frusto di una vecchia battona, e nonostante cercassi di tenermi ai lati della pista, sovente le saette marchiate VEDAFONE arrivano e cercavano di affilami i piedi, che incautamente sporgevano ai lati. La carica del trattore stava per finire e non avevo gettoni. Fermarsi in quell’arena avrebbe significato morte certa.
Iniziai a sudare. Improvvisamente mi trovai circondato da 4 sgherri con le loro VEDAFONE. Avevano il viso dipinto con strisce rosse e nere e brandivano lance con teste di gatto mummificate. Gridavano e ridevano, sputando per terra.
Il mio trattore si fermò, con un singulto. I quattro iniziarono a girarci intorno con le loro macchine e presto se ne aggiunsero altri. Accesero delle torce e gridavano all’unisono VEDAFONE VEDAFONE VEDAFONE, in un osceno crescendo.
Improvvisamente si arrestarono. Un varco si aprì nel cerchio e una macchina nera, con scritte rosse, avanzò lentamente. Alla guida un bambino. Fermò la macchina e scese.
Il mantra di morte degli altri bambini era assordante: VEDAFONE VEDAFONE VEDAFONE.
Il loro capo fece qualche passo verso di noi, aveva strisce nere sotto gli occhi e sulle braccia.
Alzò una mano e tutti tacquero.Improvvisamente una televisione cadde dal cielo e lo schiacciò, uccidendolo all’istante.

Gli altri bambini rimasero per qualche istante fissi su quell’ammasso di carne, sangue e pezzi di televisione philips, poi lentamente scesero dalle loro VEDAFONE e se ne andarono, togliendosi la pittura dalla faccia con il dorso della mano.

Presi M per mano e le dissi: ‘andiamo a casa’.

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rest in pigeon

La vita è veramente fottuta a volte.
Ieri ero in vespa e stavo tornando a casa dal lavoro, davanti a me una volvo. Andavamo piano, insomma, 30 all’ora non di più, eravamo in curva. In un minuto secondo una piccola tragedia, un suono sordo, la volvo stava schiacciando un piccione. Ruota posteriore sinistra, ad un metro da me. Uno spiacevole disegno del destino. Il piccione camminava sulla strada, lento. Un momento dopo il piccione era morto. Schiacciato. In quel secondo, un ‘plop’ sommesso. E il suo sguardo. Cazzo, il piccione, mi stava guardando. Il fottuto piccione mi stava guardando, mentre veniva schiacciato. E non era piacevole. Il piccione voleva raggiungere il marciapiede, la ruota lo ha centrato dal collo in giù, la testa no, la testa era già fuori dalla traiettoria della ruota. E il misero mi stava guardando. Un piccione mi guardava mentre moriva. E mentre il suo corpo veniva schiacciato, le sua ossa frantumate dalla ruota di una volvo station wagon, lui stava guardando me. E nel suo sguardo non c’era rabbia, non c’era pentimento. Nel suo sguardo vuoto c’era stupore. Il fottuto piccione era sorpreso dal fatto di stare per morire. Il poveretto mi guardava e sembrava chiedermi come fosse possibile morire in un modo così stupido. E io impotente, in quel minuto secondo mi sono sentito dispiaciuto e privo di risposte. Mentre il suo corpo si appiattiva i suoi occhi erano sui miei e mi diceva ‘possibile debba finire così?’.
Io tacqui.
‘tra breve sarò morto, vero?’
Annuii, e scartai il suo corpo ormai defunto.
Diventai triste, per un po’.

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herpes zoster

Quando ero adolescente ero alto e taciturno. Un giorno chiesi ad un compagno di squadra quale fosse il suo gruppo preferito, lui voltò la sua faccia da cazzo e rispose: gli eurythmics. La sua risposta e la sua ‘r’ moscia mi fecero decidere che da quel momento avrei odiato l’umanità.
Poi mi guardai intorno e uno stava festeggiando la propria vittoria personale sulla forfora. Uno entrò annunciando che aveva scopato per la prima volta, e un altro scoreggiò. In allenamento feci 1 canestro e fui deriso. Al mio ritorno il mio portafoglio era sparito.
Tuttavia ero contento. E lo rimasi per sempre. Non ero io quello a cui era toccato piacere gli eurythmics. E da allora, quando sto male, penso ‘cristo, poteva andarmi peggio, potevano piacermi gli eurythmics’ e mi tiro un po’ su.
Sono tornato dalla Francia e il lungo peregrinare per le bianche montagne di sale della Camargue mi ha dato la forza per denunciare la scomoda verità di cui vi accennavo.
Potevo tacere, certo, potevo non aprire quel link, arrivato in una mail dal mittente ‘un amico’. Potevo magari chiudere il browser e dimenticare. Ma mentre ero li, solo, sbattuto dal vento, a chinino, intento ad erigere il mio personale totem nelle non più bianche montagne di sale della Camargue, una voce mi ha intimato ‘disvela ciò che è sopito’.
E tornato qui, sono, con la fierezza dei giusti a denunciare uno scempio immane.
Qualcuno, accecato dal successo e dalla ricchezza di ZBob, come su una squallida scacchiera, ha manovrato le sue pedine, ed il risultato è questo


Percepite il mio stesso orrore? Percepite la triste macchinazione nei confronti del nostro?

Ora capite cosa mi ha spinto ad esitare?
Sven, questo il nome dell’impostore, si fregia di un sorriso beffardo e di una mano tesa. Ma le sue intenzioni sono ben altre.
Sciagura a te! Oscuro ciarlatano! Non eclisserai il sole, ma ne verrai bruciato!

Ora lasciatemi riposare.
Il fardello che ho portato per lungo tempo mi ha logorato e mi ha fatto venire un herpes.

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whatever happened to Angela?

Ho per le mani del materiale molto scottante.
Non so. Non so davvero che fare.

Me ne vado in Francia per un po’. Devo riflettere.

Al mio rientro farò un po’ di chiarezza.
Per il momento posso solo accennare un cosa.

Io. Voi. Non abbiamo mai capito un cazzo. Nulla è come sembra.

Au revoir.

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autogriglia mortale

Sono tra noi. E non le vediamo.
Sono tra noi e presto prenderanno il controllo.
La maggioranza silenziosa, invisibile, oscura.
Chi sono veramente? Che cosa vogliono? Quale il loro piano?
Sono le signore fuori dai cessi dell’Autogrill.
La categoria di lavoratori più sinistra ed evitata. La gente non conosce, la gente non sa. La gente ha PAURA.
Dove nasce questa anomalia? Perché sono le uniche persone che possono chiedere mance?
Perché non posso mettere IO in ufficio un piattino? Perché la loro lobby è potente, ecco perché. E governa il mondo.
Io ho paura, ogni giorno. Quando scendo quelle scale, oscure e sdrucciolevoli scale che portano al loro regno io mi sento l’aria mancare. E sento quegli occhi su di me. Quegli occhi ardenti come brace. Quegli occhi di finta pietà. Quegli occhi inquisitori. Che mi seguono fino al cesso, rovistandomi dentro. Violentando la mia intimità.
E mentre piscio, un oscuro presagio. L’occhio di Mordor è li, l’occhio di Mordor mi sta guardando. Esco, una veloce lavata di mano, mentre guardo lo specchio e vedo un uomo impaurito, pallido, che attende il suo destino. Stento a riconoscermi. Lo sguardo si sposta e vede riflesso nello specchio un volto malvagio, una moderna Clara Calamai, che scruta, che esorta, che sconvolge. Eccolo, lo sguardo osceno di Mordor, che mi aspetta, che mi chiama, che mi uccide.
Abbasso gli occhi tremante e mi asciugo le mani, 47 minuti sotto il sifone incandescente, nella speranza che Lei se ne vada, che Lei mi risparmi. Ma la vita è beffarda. E cinica. E il mio destino è segnato. Lentamente, respiro, esco e sento i suoi occhi che squartano le mie carni. E come uno stiletto della Oscura Misericordia, arriva lapidario il suo ‘buongiorno’ carico di odio e morte, per punire la mancanza di mancia.
Mentre salgo le scale, piango e sento il suo gitano odio pugnalarmi alla schiena, ma ormai sono fuori. Ormai sono salvo.
All’ultimo gradino mi accorgo con orrore di aver lasciato il portatile al cesso. Valuto rapidamente il da farsi. Poi, con un sorriso, esco dall’autogrill.
Non tornerò la sotto.
Non tornerò all’inferno.

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l’estate delle 100 copule

Vabbè, mi sono fatto crescere la barba, promettendo a me stesso che se qualcuno avesse detto ‘hei ti sei fatto crescere la barba’ avrei continuato a farmi crescere la barba. Ma visto che dopo due mesi nessuno si è accorto che mi stavo facendo crescere la barba ho deciso di smettere di farmi crescere la barba e continuare a scrivere il blog.
Farsi crescere la barba è uno sporco lavoro. Ma tant’è.
Nel frattempo il blog compie tre anni, se non vado errato, e ho ottenuto il ragguardevole traguardo di odiare la blogsfera o come volete chiamare quel calderone di mediocrità che la gente si ostina a scrivere. La gente, me compreso, è ripetitiva e prevedibile.
Pertanto continuerò a scrivere cose ripetitivi e banali e voi continuerete a leggerle.
E il mondo andrà avanti, almeno fino a quando non scriverò il post finale su Ernest Borgnine e, beh, allora si che saranno cazzi. Le profezie parlano chiaro.
Ma veniamo al tema del giorno. Tempo fa vi avevo parlato di uno degli oggetti più brutti al mondo, un enorme e frusto papero che campeggiava all’entrata della Mop di Bologna, non luogo per eccellenza, antro del demonio e della merce a basso prezzo. Roba che se noi abbiamo paura dei cinesi, i cinesi hanno paura della Mop. Questo papero, un rigurgito della peggiore tradizione falsificatrice, si proponeva alle nuove generazioni come novello Paperino, totemico centro del divertimento, domotico feticcio per il balocco di grandi e piccini. Ma così, tragicamente non fu, dei milioni di esemplari prodotti, pronti ad invadere il mercato e le nostre case, ne rimase solo uno, salvato da un misterioso uomo dal naso adunco, dalla grande pira purificatrice sulla quale furono arsi i pezzi invenduti, durante quello che passò alla storia cittadina come il Falò dei 100 Giorni.
Questo unico esemplare fu donato al MOMA di NY, dove fu trasportato con un vascello, durante quella che fu chiamata la Traversata del 100 Giorni, dentro una bara riempita di terra di cimitero sconsacrato. Tuttavia il vascello giunse in porto infestato di topi e senza più equipaggio e il MOMA pensò che magari portava un po’ sfiga mettersi in casa un roba così, così quindi lo rispedì al mittente, dove però giunse solo 4 anni più tardi. Da quel momento il Golem della Sventura, come era stato ribattezzato, fu collocato all’entrata della Mop, come antifurto e come faro per l’oscurità che tutti abbiamo dentro il cuore. Ai suoi piedi fu affisso il cartello L’Occasione dei 100 Euro. Che ben presto diventarono 70, 50, 30, 1.
Poi fu tolto dalla vendita e messo a cespite come arredamento e assicurato per 8 mln di euro.
Ad oggi è meta di pellegrinaggio di curiosi e fedeli, il giovedì infatti piange cedrata.
Io, nel mio piccolo, mi fregio di aver avuto un ruolo decisivo nella valorizzazione del simulacro: i miei articoli, le mie ferme prese di posizione, le mie 100 Battaglie ne sono testimoni.
Immaginate quindi la mia gioia quando mi sono visto recapitare per posta questa immagine.


Vi esorto quindi, lettori di Bologna e non, a fare altrettanto. Andate alla Mop, a Villanova, armatevi di macchina fotografica e immortalatevi al cospetto dell’Oracolo.

Si narra che questo possa assicurare un’estate piena di copula. Beware.

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