autogriglia mortale

Sono tra noi. E non le vediamo.
Sono tra noi e presto prenderanno il controllo.
La maggioranza silenziosa, invisibile, oscura.
Chi sono veramente? Che cosa vogliono? Quale il loro piano?
Sono le signore fuori dai cessi dell’Autogrill.
La categoria di lavoratori più sinistra ed evitata. La gente non conosce, la gente non sa. La gente ha PAURA.
Dove nasce questa anomalia? Perché sono le uniche persone che possono chiedere mance?
Perché non posso mettere IO in ufficio un piattino? Perché la loro lobby è potente, ecco perché. E governa il mondo.
Io ho paura, ogni giorno. Quando scendo quelle scale, oscure e sdrucciolevoli scale che portano al loro regno io mi sento l’aria mancare. E sento quegli occhi su di me. Quegli occhi ardenti come brace. Quegli occhi di finta pietà. Quegli occhi inquisitori. Che mi seguono fino al cesso, rovistandomi dentro. Violentando la mia intimità.
E mentre piscio, un oscuro presagio. L’occhio di Mordor è li, l’occhio di Mordor mi sta guardando. Esco, una veloce lavata di mano, mentre guardo lo specchio e vedo un uomo impaurito, pallido, che attende il suo destino. Stento a riconoscermi. Lo sguardo si sposta e vede riflesso nello specchio un volto malvagio, una moderna Clara Calamai, che scruta, che esorta, che sconvolge. Eccolo, lo sguardo osceno di Mordor, che mi aspetta, che mi chiama, che mi uccide.
Abbasso gli occhi tremante e mi asciugo le mani, 47 minuti sotto il sifone incandescente, nella speranza che Lei se ne vada, che Lei mi risparmi. Ma la vita è beffarda. E cinica. E il mio destino è segnato. Lentamente, respiro, esco e sento i suoi occhi che squartano le mie carni. E come uno stiletto della Oscura Misericordia, arriva lapidario il suo ‘buongiorno’ carico di odio e morte, per punire la mancanza di mancia.
Mentre salgo le scale, piango e sento il suo gitano odio pugnalarmi alla schiena, ma ormai sono fuori. Ormai sono salvo.
All’ultimo gradino mi accorgo con orrore di aver lasciato il portatile al cesso. Valuto rapidamente il da farsi. Poi, con un sorriso, esco dall’autogrill.
Non tornerò la sotto.
Non tornerò all’inferno.
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10 commenti »

  1. Grande post! 😉
    Non sopporto le signore fuori dall’Autogrill, mi inquietano.
    Hai descritto perfettamente la sensazione che si prova quando ti guardano.

  2. S.B. said

    Ma non si paga già l’autogril ? Cose che non capisco dell’Italia..

  3. dobbiamo restare uniti, insieme possiamo batterle.

    il primo che mi dice perchè ho citato Clara Calamai vince un mottarello

  4. un amico said

    piccolo OT: non so se l’hai notato, ma pare che Loro vogliano farci credere che il simbolo di blogdrops sia un’innocua goccia… quando invece è chiaro che.
    (e non c’è bisogno di aggiungere altro).
    sinceramente non pensavo, all’inizio, che potessero spingersi a tanto.

  5. reboman said

    Quando viaggio in autostrada me la tengo sempre fino a casa
    a costo di farmela addosso.

    Profondo rosso ?

  6. il mottarello è tuo.

    in ogni caso gli autogrill servono a farmi rimpinzare di brioches da segnare in nota spese.

  7. … cioè, mi stai dicendo che le monete nel piattino non sono un premio per aver trattenuto il fiato per tutto il tempo della pisciata, onde evitare di svenire sul bordo unto della turca per via del fetore pestilenziale?
    l’altro giorno sono stato in apena per 2 min. e 45 sec. (la coca light fa questi scherzi) così mi sono preso dal piattino 2 euro e 45 cents. voglio dire, mi *spettavano* di diritto, non ti pare?
    ho i minuti contati, dunque. la LORO maledizione mi travolgerà.

  8. un consiglio da amico.
    liberati di quelle monete.
    dalle al casellante e osserva dallo specchietto, mentre sgommi via, la sua cabina prendere fuoco.

  9. Jonny LOGAN said

    GRANDISSIMO

  10. super said

    Hai ragionevolissima…..io mi sento sempre in colpa appena entro (non ho mai un soldo in tasca!)…poi mi dico: Eh no, cazzo! il tuo stipe te lo prendi già! e allora guadagnatelo dastarda!!! e giù a pisciare allegramente fuori dalla tazza!!!!!

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