80 voglia disco party

L’avevo fortemente voluta. Era l’ottobre dell’84, i Duran cantavano Wild Boys, e io ero riuscito finalmente ad organizzare una festa di compleanno. Compiendo gli anni in agosto, come sempre, il giorno del mio compleanno era trascorso nell’indifferenza: giravo per casa, in mutande, incontrando gente in mutande che sbuffava e malediva il caldo e quando tentavo di fermarli per farmi fare gli auguri venivo scacciato, accusato di produrre caldo. Come ogni anno, quindi il mio giorno era tramontano, privo di regali e attenzioni e senza nemmeno, visto l’anno, un sms della tim che ti faceva gli auguri e ti invitava a comprare una summer card.
Ma quella volta avrei recuperato, con gli interessi. Sarei stato celebrato, osannato, ricoperto di regali. Avevo scelto accuratamente un domenica di ottobre, né bella, né brutta, senza eventi particolari, con clima medio. Nessuna scusa, nessuna distrazione avrebbe sottratto i miei ospiti alla più bella festa che quell’anno avrebbe ricordato. Comprai bibite, salatini, gazzosa in quantità, misi uno stereo con cassette delle Bangles e dei Duran, per accontentare un po’ tutti. Sistemai il giornaletto Lando sotto il divano, per tirarlo fuori a metà della festa e stupire tutti in un tripudio di boccaccesca simpatia.
Gli inviti erano stati recapitati, brevi manu, oppure spediti. Disegnati uno a uno, con temi diversi, per maschi e femmine. Imperativo l’orario: 15.30 – 18.30. Tre ore in cui avremmo giocato, bevuto, ballato, sghignazzato noi maschi a sfogliare Lando, anche se molte pagine erano incollate.
Mancavano 15 minuti e passeggiavo nervosamente, controllando la disposizione dei pasticcini e sistemando in file simmetriche le bottiglie di coca. Mi immaginavo la gente arrivare, con l’imbarazzo dei pre-adolescenti, salutare frettolosamente cercando di nascondere sotto il cappotto un grosso pacco, da consegnarmi in dono. Avrebbero dato le giacche a mia madre e si sarebbero precipitati sui dolci, ma non importava, molte leccornie ancora erano stipate in cucina.
Ce ne sarebbe stato per tutti. In abbondanza.

Alle 15.30 tesi l’orecchio, in attesa di un imminente dlin dlon.

Alle 15.45 ancora nessuno aveva suonato, ma non importava, un po’ di ritardo era comprensibile. Impiegai questi minuti extra per sistemare alcuni palloncini.

Alle 16.00 ancora niente. Ero seduto sul divano, un po’ preoccupato, cercando di non fissare il grosso orologio da parete della sala.

Alle 16.20 mia madre mi chiese perché non c’era nessuno. Abbozzai qualche parola, ma mi riusciva difficile parlare. Avevo un grosso nodo in gola.

Alle 16.45 entrò in sala mio fratello, chiedendo un pasticcino. Glielo negai, spiegando che era per i miei amici. La sua risposta “quali amici?” mi fece molto male.

Alle 17 credetti di sentire suonare il campanello e corsi al citofono, rovesciando una sedia, e iniziai a chiedere nervosamente “Chi è? Chi è? C’è qualcuno? Beh, io apro il portone, eh? Ecco, salite, se c’è qualcuno.”
Ma si sentivano solo rumori di macchine.

Alle 17.30 mi ritirai in bagno a piangere sommessamente. Ogni tanto passava qualche famigliare: mia madre era un po’ preoccupata, mentre i miei fratelli facevano un sorriso, per lo più imbarazzato. Avevano capito e provavano un po’ di pena. A mio padre fondamentalmente sbatteva una fava.

Alle 17.45 alzai il telefono per vedere se magari non c’era stato qualche guasto. O magari era stato messo male. Ma il grigione SIP era desolatamente funzionante.

Alle 18.00 suonò il campanello. Incapace di muovermi, chiesi a mia mamma di rispondere.
“Va bene, signora Calloni, grazie, metta pure in buca, dopo scendo.”

Alle 18.30 realizzai che alla mia festa non era venuto nessuno.

Alle 18.40 mia mamma mi chiese delicatamente se poteva iniziare a sgomberare il tavolo e riporre la roba.

Alle 19.00 squillò il telefono. Rispose mia madre.
“È per te… un… un tuo amico…”

Presi lentamente la cornetta, avevo gli occhi rossi. Era D, ieri mi aveva detto che non sarebbe venuto alla festa perché si era rotto un piede. Mi chiamava per farmi gli auguri.
Speravo si limitasse a questo, ma mi domandò anche com’era andata oggi pomeriggio.

Dopo un attimo di silenzio, ricacciando in gola le lacrime, gli risposi che la gente era appena andata via, che era stata una festa bellissima, era venuto un sacco di gente… avevamo mangiato tantissimo e mi avevano fatto dei gran regali. Gli dissi che addirittura C mi aveva dato un bacio in bocca e io ero arrossito. Gli raccontai che avevo tirato fuori il Lando e ci eravamo fatti delle gran risate e M me l’aveva strappato di mano e …

Mi interruppe dicendo che M era stato tutto il pomeriggio a casa sua a giocare con l’Atari.

Riagganciai lentamente.

L’ultima cosa che vidi, prima di spirare, fu il marciapiede.

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13 commenti »

  1. p.s.v. said

    yeah!!!

  2. Floyd said

    che triste… a mio cugino è successo lo stesso… ero imbarazzata e malinconica per lui, non sapevo ke dirgli!! penso ke ste cose lascino traumi assurdi…

  3. @PSV: c’mon!

    @FLO: sono io tuo Kugino.

  4. G.S. said

    Sei un po’ ingiusto con i tuoi fratelli. Ricordo di averti fatto gli auguri una volta, mi sembra nel 1986….e poi…ecco dove era finito Lando!!
    P.S. un paio di imprecisioni nel racconto…la memoria comincia a giocare brutti scherzi

  5. leetah said

    A parte il titolo, questo post è una via di mezzo tra Tapparella di Elio e il video di Uno in + di Max.

    Ti stimo per questo.

  6. Uno struggente reportage su uno dei peggiori incubi adolescenziali…
    Complimenti eMMe, anche per quello che sei riuscito a fare poi nella vita e per chi sei riuscito a diventare, nonostante il trauma, oltre il trauma.

  7. Peter Brook said

    Ti riscatto io!
    Nel gelido inverno del 1987 organizzai una festa di compleanno …per il mio 13esimo compleanno!
    Ma mentre attendevo con ansia in miei amici…ebbi un ‘idea meravigliosa…salire sul muro che recintava il giardino per vederli arrivare…il resto è storia: pronto soccorso, ricovero, amici al citofono e nessuno che rispondeva loro…

  8. G.S.: no, nel 1986 li hai fatti a Teufel. Me lo ricordo.

    LEE: siamo tutti figli di elio e di max. un agghiacciante, prolifico, accoppiamento. ricambio la stima.

    MTT: si, è quello che dicono anche le mie amiche, prima di morire tra le mie mani.

    PB: cristo santo, a chi tutto e a chi niente.

  9. ma allora sei tu il mostro di dusseldorf!!!

  10. mi rallegro della tua cultura cinematografica…
    si, in effetti ho lo sguardo vacuo e assassino di peter lorre, quando mi guardo allo specchio è un casino…

  11. mafio said

    io invece una volta organizzai una festa.
    avevo invitato tutti: l’anto, il renè, la erika, la elena, l’oscar, la vale, il ramiro e il cane blacky: non mancava davvero nessuno. non avevo invitato soltanto il marco perchè qualche giorno prima mi aveva messo un bastone di legno tra le ruote mentre andavo in bici e io ero caduto dalla bici facendomi del male. bastardo.
    comunque…arrivò il giorno. la festa era alle 4 di pomeriggio. fatto sta che si fanno le 4 e un quarto, 4 e mezza, le cinque cacchio ma i miei amichetti non arrivavano più!!! ero disperato ma in un momento di lucidità mi accorsi che non c’era nessuno in casa al di fuori di me. dov’era mio madre? e mia madre? e i miei 5 fratelli? non poteva essere una coincidenza, proprio il giorno del mio culmple. così appresi che mia madre aveva spostato personalmente (grazie ad una rapido giro i telefonate) la festa al burghy ma si era dimenticata di avvertire me. arrivai in ritardo e in lacrime al mio compleanno. : ( sniff sob sniff

  12. scommetto che quando sei arrivato hanno detto
    “ah… eccolo. beh… ragazzi, la festa è finita.”

    capita.

  13. mafio said

    : ( è andata proprio così…
    il pagliaccio aveva pure finito i palloncini.
    una traggedia.

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