infanzia difficile

Mio padre era un hippie.
Quindi era naturale che fosse incazzato il 24 dicembre 1979. Chi non lo era?
Oltre a essere un’insulsa vigilia di Natale, erano anche gli ultimi stanchi passi degli anni ‘70 che se ne stavano andando. La discomusic stava ormai spodestando il rock e no, proprio i basettoni lui non li voleva togliere. Così si aggrappava con le unghie al suo salone di bellezza: gli anni ‘80 non gli avrebbero portato via le sedie tonde, le luci tonde, gli orologi tondi. No, li avrebbe difesi con i denti, fino all’ultimo. E poco importa se suo figlio PSG gli stava ricordando che tra qualche ora sarebbe stato Natale. Proprio non era il momento.
O almeno non fino a che Babbo Nasale gli apparve:
“Orsù, fratello, concediti al consumismo.”
“Ma io…”
“Non fare il matusa, o rimarrai arroccato per sempre, come i giappi nelle isole del pacifico.”
“Dimmi Babbo Nasale che cosa devo fare?”
“Accontenta tuo figlio, fagli seguire il suo sogno.”
“Certo, lo farò.”
“E ascolta Donna Summer.”, e detto questo sparì, sniffando colla.

Mio padre mi guardò negli occhi e mi disse:
“Dimmi figliolo qual è il tuo sogno?”
All’epoca – era noto avevo un grande sogno: diventare chirurgo. Volevo stringere la vita tra le mani, come un moderno Prometeo, volevo reggere i fili delle misere esistenze umane. Volevo essere Dio ed ero determinato a riuscirvi.
“Padre. Voglio diven…”
“Basta non mi annoiare con le tue sciocche richieste, farò a modo mio. Ora aspetta qui, dopo la chiusura del salone ti comprerò qualche stupido balocco natalizio.”

Così alle 19.21 mi prese per mano e sgommando sul suo flower-pulmino-power mi portò davanti ad un negozio di giocattoli. Mi mise davanti alla vetrina e disse, perentorio, “scegli e andiamo, che ho fretta”.
La vetrina agghindata a festa era ricca e lucente, ma un solo gioco rubava il proscenio a tutte le scioccherie. Era bello, era possente, era scultoreo. Era il corpo umano trasparente con gli organi da staccare. 
Mio Dio, quella era la spinta che cercavo. Si, cazzo, quello era il gioco non gioco che mi avrebbe preso per mano e accompagnato nei freddi cunicoli della scienza di Ippocrate. Quello il tizzone ardente che avrebbe scaldato e preservato il mio istinto clinico fino al raggiungimento della facoltà di medicina. Quello era il mio futuro, cazzo, quello era il mio avvenire. Sarei diventato un fottutissimo chirurgo, facendo a pezzi quella cavia, e avrei avuto gloria, fama e denaro.
Lo indicai tremante, estatico, mentre con le mani già mimavo incredibili operazioni a cranio aperto, da sveglio, in extra-circolazione, bendato e con una mano dietro la schiena. Lo voglio. LO VOGLIO.
Mio padre disse, spingendo la porta del negozio: “E così sia, avrai la tua scala per il paradiso”,

Ma la porta non si aprì.
Il negozio era chiuso.

Guardai mio padre, sperando di vederlo estrarre un piede di porco, ma niente. Gettò la cicca e fece scintillare le chiavi del pussy-pulmino-wagon.
Alle 19.54 eravamo davanti ad un altro negozio. L’ultimo rimasto aperto in tutta l’Eurasia.
Entrai di corsa e puntai al banco:
“Uomo… chirurgo… organi…”
“Cristosanto, ho dato via l’ultimo a quel bimbo la.”
Manco a dirlo il bimbo aveva gli occhiali e uno stetoscopio che penzolava dalla tasca.
“Padre…”
“Oh sfiga. Prendi qualcos’altro.”

Già ma cosa? Tutti i giochi sembravano stupidi e infantili. Nulla si avvicinava alla perfezione di un corpo umano da comporre e ricomporre a piacimento. La mia vita era ormai fallita. Trascinando i piedi mi aggiravo tra gli scaffali, giurando a me stesso che non avrei accettato alcuno di quegli stupidi ammennicoli da ritardati e che avrei coltivato in segreto la mia passione per la medicina.

Mio padre si fece avanti con una scatola.
“Prendi questo, sembra bello.”
“Ma padre… è uno stupido gioco di macchine per bambini mediocri. Ci giocherò per mezzora poi finirà nel dimenticatoio. Preferirei rinunciare a qualsiasi regalo e far si che questa privazione mi porti a perseguire il mio…”
“Vabbè, l’ho già pagato. Andiamo.”
“Ok, fanculo la medicina.”

Nei mesi seguenti il pensiero di diventare chirurgo mi sfiorò sempre più di rado.
L’anno dopo, infine, scoprii la pornografia. E divenni normale.


Il bimbo che ottenne la scatola si laureò a 25 anni.

A 29 era già un primario del Mount Sinai Hospital di New York.
A 31 aveva cambiato sesso e aveva sposato un uomo di colore di Amesville, Ohio.

Ora vivono in una fattoria con i loro cani Felix e Dresda.

La morale: macchine sfasciate e sesso salvano l’uomo dalla perdizione.


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18 commenti »

  1. non ci credo mica. comunque sia, bel testo

  2. grazie, cmq è veramente simile ai fatti reali…

  3. Sig. P. said

    Adesso capisco… ecco come facevi ad inoculare i salatini sticks con tanta maestria e mano ferma! Che perizia! Che tocco!
    Mi dispiace dirtelo, ma tu per quel lavoro ci eri proprio portato.

  4. kitterle said

    conosco commercianti d’organi che hanno iniziato col piccolo chimico.

  5. io c’avevo il piccolo chirurgo, quello che quando estraevi gli organi se ci prendevi contro al bordo il naso s’accendeva e suonava.
    quello che avresti voluto tu però mi pare più ssientiffico…

  6. charlie68g said

    Per fortuna che non ti hanno regalato la pianola bontempi, altrimenti adesso saresti sandy marton !!!!

  7. /*

    KTT: i commercianti d’organi suonano l’organo. E si sentono palindromi.

    MTT: l’ho tolto perchè mi ma scritto un tipo che mi ha inquetato.

    C68: io sono sandy marton.

    */

  8. Floyd said

    capito qui per caso, o forse non è proprio un caso dato che il computer s’è connesso da solo con una connessione wirless sconosciuta… coincidenza? non lo so, fatto sta che è il blog più ricco e interessante che abbia mai letto, mi piace molto come scrivi… ho visto anche le tue foto, mi hanno lasciato senza parole, soprattutto quelle della sezione shapes. davvero complimenti…

  9. /*

    FLD: che dire? grazie. benvenuta a bologna.

    */

  10. hai fatto bene!
    brutto però, che uno posta una cosa tenera eppoi qualcuno lo manda in sbattimento…

  11. stavo per scrivere un commento attinente, tipo “l’allegro chirurgo”, poi sucecde che dall’ufficio del capo arriva una musica… somewhere over the rainbow in versione misto reggae/fichi d’india. E mi lascia senza parole. perdonami.

  12. Gingerina said

    hehehehe fantastico!!!!!!!!!!

  13. edorian said

    mi piace molto il tuo blog…
    anche le foto..sono strepitose..
    complimenti…

  14. /*

    CO.LI: un abbraccio, sono momenti duri per tutti…
    GIN: grazie. e ricomincia a fumare, mi raccomando.
    EDO: grazie… a proposito delle foto, no vabbè, lo dico più avanti…

    */

  15. super said

    Cioè, se ho capito bene, devo prenotare subito un intervento per mettermi a posto i miei “Turbinati Nasali” mentre aspetto un “Incontro” per fare “Sesso e amore” prima che mi venga un “Cancro alla prostata”????
    Bah!

  16. in effetti, sì, è decisamente il caso che tu lo faccia.

    d’altronde io ho comprato un amplificatore hi-end (chi non ce l’ha?), sfogliando fumetti introvabili mentre iniziavo con un Atomic Reactor 112 da 50w la mia collezione di tubi TAD.

    buona giornata.

  17. Gingerina said

    eheheh, prima ho acceso a un mio amico.. shhhht!!!!

  18. è finita.
    conserva almeno una dignità nella sconfitta.

    fumane metà poi spegnila sulla mano. del tuo amico.

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