rusty shit

È il 1982.
È una di quelle mattine in
cui, al suonare della sveglia, un genitore inizia a bestemmiare e la
bocca piena di saliva rafferma si contrae in una smorfia: è domenica,
sono le settemmezza e c’è la gara di nuoto di tuo figlio.

Io, sette anni di strani
giorni, me ne sto li, negli spogliatoi, pronto per la gara. Con
ciabatte, accappatoio, costume olimpionico e cuffia, una di quelle
cuffie in gomma di una volta, che ti strappano il 70% dei capelli e ti
arricciano il cuoio capelluto come una sacca scrotale.

Sono li, dunque, solo e
dolorante. Mi scappa una cagata mostruosa… forse il freddo dello
spogliatoio, o il gelo dell’inverno. Non so, ma preme. Tremendamente.
Il genitore è già salito in tribuna e la gara inizierà a breve.

Così mi reco adagio nel più vicino cesso, titubante, mi denudo frettolosamente ed esplodo sulla turca.
Ahh, che liberazione,
penso, ora puliamoc… ma come nelle più fruste gag, l’unico avanzo di
carta igienica è quel brandello incollato al cartoncino rotondo. Lo
strappo meticolosamente, al pari di un Gronchi Rosa, e con esso compio
una nettatura di rara maestria.

Ma ahimé il destino è cinico e baro e il piccolo lembo di carta non basta.
L’angoscia aumenta, la
fretta preme alle tempie. Guardo l’accappatoio invitante e fresco. È
blu scuro, ok, ma non troppo. Gioco il fante e mi assumo ogni
responsabilità. Impugno l’accappatoio e sonoramente mi ci pulisco il
culo.

Poi mi ricompongo, con uno strano sorriso e raggiungo la piscina.

Sono in fila con altri bambini, davanti agli attaccapanni. Queruli teppisti infreddoliti.
Si lasciano le ciabatte, si lascia l’accappatoio.

Ad un tratto, il bambino di
fianco a me, osserva con aria poco intelligente l’accappatoio che ho
appena appeso e indica una vistosa striscia scura: “Hey, è sporco di
ruggine.”

Lo guardo dritto negli occhi: “Si, si.”

Non ricordo il piazzamento
che raggiunsi quel giorno, probabilmente fu tra gli ultimi, come era
mia consuetudine, ma ricordo chiaramente l’episodio e la lezione che ne trassi.

Se scambi la merda per ruggine, sei veramente un coglione.

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14 commenti »

  1. Farewelll said

  2. stranigiorni said

  3. quel bambino said

    grazie tante.
    Credevo fosse ruggine e vabbè
    Sono un coglione?

  4. LaMammaDiQuelBimbo said

    vieni, Edgardo, quante volte ti ho detto che non devi frequentare certe persone?

  5. Farewelll said

    le foto sono meravigliose.

  6. Miss TicoTico said

    Risate grasse.
    Lo vedrei bene in versione cortometraggio, col titolo “Io non ho paura”, alla faccia del melenso film di Salvatores.

    Sorrisi (e Canzoni),

    Miss TicoTico

  7. Miss TicoTico said

    Ah, by the way: credo lo diffonderò alla mia mailing list, chiaramente citando autore e fonte: era un po’ che non leggevo un raccontino così… così… e vabbé, vaffa, non mi viene la parola…

  8. Il cuore altrove said

    fortissimo, davvero.
    e molto belle anche le foto

  9. maggiolinonero said

    😀

  10. radice said

    …trash comico. hai ritrovato la vena, tagliala e fanne sorgare il sangue, fino a farci morire dalle risate. davvero forte. (a presto x una birra con lo scrittore)

  11. il giovane Peano said

    Io non ho paura non è affatto melenso, è un bel film.
    Detto da uno che Salvatores gli sta sulle palle, quindi a maggio ragione

  12. Miss TicoTico said

    a me è sembrato un lungo spot della barilla, scontato, pieno di buonismo… se lo stesso film l’avessero fatto durante il neorealismo allora magari ne sarebbe venuto fuori uno spaccato più vero, così invece non mi convince. poi sì, ci sono delle belle scene (ricordo quella del bambino di notte in bicicletta e gli animali notturni) però complessivamente non mi è piaciuto. poi i gusti sono gusti…

  13. preci said

    sei un genio. lasciatelo dire

  14. PensieroFantasma said

    Che forte che sei..*sorriso*

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