Lola /2 – l’oggetto più brutto

Quel giorno, quando mi sono alzato, mi sono alzato come tutti i giorni: cava di gesso in bocca, occhio stordito e molle. Né più, né meno. Ho vissuto i miei attimi, ignaro, fino a che P non mi ha proposto di andare alla Mop, grande magazzino di materiale plasticeo, diffusamente orrido, poco fuori Bologna, per andare a cercare lo stendino, da tanto atteso. ‘Ok’ dico, con fare sornione, la Mop è un noto ricettacolo di bitume postmoderno, troveremo senz’altro qualcosa di buono.

Ma certo non pensavo sarebbe stato così buono.

 

Parcheggio la macchina, lontano come sempre, impreco e guadagno l’entrata, incrociando devoti del trash, con il carrello pieno e una strana luce negli occhi. Non faccio a tempo a domandarmi alcunché, quando, all’apertura delle porte automatiche, arcani portali tra il mondo reale e il regno dell’ade estetico, lo vedo.

È stato collocato li, a guisa di guardiano, con l’intento di assoggettare i clienti, fiero, stagliato nell’atrio, importante. Prendo la mano di P, le sussurro ‘vieni’ e mi avvicino estasiato. Lo osservo, con gli occhi gonfi di future lacrime. La gente mi guarda. Scorrono nella mia mente i topos fantascientifici di contatto con civiltà aliene, dimenticate, superiori.

Alzo una mano, piano, la avvicino al suo viso, peloso. Lo tocco. P ha capito l’importanza della situazione, tace e china il capo, con deferenza. Mi sento in un sogno, ovattato, onirico. Se fossimo nel Vampyr di Dreyer l’ombra del mio corpo starebbe per staccarsi.

 

E’ alto poco meno di me. E’ un enorme porta vestiti metallico, dalle fattezze antropomorfe di paperino. Non è ufficiale Disney, ovviamente, ma una patetica imitazione. La sua bruttezza è agghiacciante. Si regge in piedi grazie ad una base, mascherata da piedi di papero, ingombrante e  pelosa – di una lunga lanetta sintetica gialla – e terribilmente sporca. Il corpo metallico – in tubolare blu – si snoda fino a mezza altezza, riproducendo il busto e le braccia, pronte ad accogliere i vestitini del bambino che avrà la sfiga di ritrovarsi in camera una mostruosità simile. Infine la testa, che tocca il metro e ottanta, enorme, satanica, pelosa e bianca, insudiciata dalla polvere (e dal contatto dei fedeli al pari di una statua medioevale), con occhi grandi di plastica, con iridi neri come pece e la parte bianca sinistramente azzurrina (cazzo è, malato?)… sulla sommità del capo, il classico berretto da marinaio, monco e lordo, truce imitazione di quello del famoso papero.

Un’immagine penosa e nel contempo, esaltante, coronata dal cartello ‘occasione 72 euro 36 euro’.

Mi soffermo. Lo osservo da ogni angolazione. Cerco di imprimere nella mia testa ogni centimetro di quell’orrore.

Questo oggetto è la summa di tutti gli anti-canoni della bellezza: è goffo e sgraziato, un’ingombrante struttura di metallo e montagne di lanetta sintetica; è sfortunato: è solo una pessima imitazione nipponica di figure più titolate; è inutile: la sporcizia che lo ricopre testimonia una lunga permanenza in quell’atrio; è emarginato: l’orrore che rappresenta è fuggito come la peste e nessuno è disposto a spendere 36 euro per quell’increscioso aborto di mobilia.

 

Privo di parole l’ho accarezzato, e mi è sembrato di scorgere un lampo di gioia nei suoi spenti occhi azzurrini.

 

Più volte l’ho incontrato nei giorni seguenti, e ancora oggi mi reco a fargli visita, per spazzolargli il pelo. Molto tempo è passato dal nostro primo incontro, ma lui è ancora la, a sperare di essere acquistato da qualche incauto cliente.

E in fondo al cuore so che quel giorno, prima o poi, arriverà.

 

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9 commenti »

  1. Farewelll said

    era ora.
    Ciao M

  2. Anonimo said

    COMPRALO TU!

  3. PensieroFantasma said

    Avrai qualcuno di antipatico a cui dover fare un regalo no?

  4. imperfetta said

    è come se lo avessi visto anch’io!
    da farci un film!

  5. John M said

    Potente… sembra un esemplare uscito direttamente dal catalogo de “gli introvabili”, moderna bibbia dell’oggettistica trash-inutile della quale tu, da intenditore quale sei, dovresti essere devoto.
    Cito solamente, per gli sfortunati che non dovessero trovarselo in buchetta, il porta carta igienica parlante (con messaggio personalizzabile). Chi non vorrebbe averlo nel proprio bagno?
    Salutami il povero papero, quando lo vedi.

  6. Miss TicoTico said

    Caro Signor eMMe,

    Le scrive una fedelissima della MOP, nel senso più religioso del termine.
    Purtroppo non ho notato l’oggetto da Lei descritto, ma conto di recarmi al più presto nel mio luogo di culto per poter anch’io toccare con mano questo “nuovo” totem.
    Avrei invece da suggerirLe un altro oggetto niente male (e chissà quanti altri ancora ce ne sono, fra quegli scaffali dimenticati dagli dèi convenzionali): una lampada in plastica trasparente, sfaccettata, come quando si rompono certi vetri e non vanno in mille pezzi. Raffigura, a grandezza da Organismo Geneticamente Modificato, un’anatra.
    Purtroppo certe emozioni mi si cristallizzano dentro, proprio come quella plastica, e non mi permettono di descrivere con la Sua abilità e poesia ciò che ho provato. So solo che sono rimasta lunghi istanti (minuti? ore?) a rimirar l’oscuro oggetto del desiderio (forse stavo vivendo quella che chiamano Sindrome di Stendhal…).
    Un barlume di dignità, infine, mi ha risvegliato: ho girato i tacchi e me ne sono andata.
    Dentro, però, sapevo che la Grande Anatra esisteva.

    Se lo desidera (ammesso che la lampada non sia ancora stata venduta), posso farLe avere le coordinate per trovarla.

    Un cordiale ma ossequioso saluto,

    Miss TicoTico

  7. Il giovane Peano said

    Stamane ad esempio, io sono uno dei tot X, G…

  8. Il giovane Peano said

    Ha proprio ragione chi dice che la vita può cambiare in un momento. Sei davanti a Feltrinelli con G,L e B per la buonanotte e un attimo dopo ti trovi al DiGoGo, a scoprire nuove percezioni, e nuove proiezioni di te stesso.

  9. pantarei said

    conosco l’articolooooo!!!!! qualcuno ne regalò uno a mio fratello, aveva le sembianze di una improbabile giraffa fuxia… lo abbiamo sempre odiato ma nessuno ci prendeva sul serio 🙂

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