Archivio per misteri svelati

herpes zoster

Quando ero adolescente ero alto e taciturno. Un giorno chiesi ad un compagno di squadra quale fosse il suo gruppo preferito, lui voltò la sua faccia da cazzo e rispose: gli eurythmics. La sua risposta e la sua ‘r’ moscia mi fecero decidere che da quel momento avrei odiato l’umanità.
Poi mi guardai intorno e uno stava festeggiando la propria vittoria personale sulla forfora. Uno entrò annunciando che aveva scopato per la prima volta, e un altro scoreggiò. In allenamento feci 1 canestro e fui deriso. Al mio ritorno il mio portafoglio era sparito.
Tuttavia ero contento. E lo rimasi per sempre. Non ero io quello a cui era toccato piacere gli eurythmics. E da allora, quando sto male, penso ‘cristo, poteva andarmi peggio, potevano piacermi gli eurythmics’ e mi tiro un po’ su.
Sono tornato dalla Francia e il lungo peregrinare per le bianche montagne di sale della Camargue mi ha dato la forza per denunciare la scomoda verità di cui vi accennavo.
Potevo tacere, certo, potevo non aprire quel link, arrivato in una mail dal mittente ‘un amico’. Potevo magari chiudere il browser e dimenticare. Ma mentre ero li, solo, sbattuto dal vento, a chinino, intento ad erigere il mio personale totem nelle non più bianche montagne di sale della Camargue, una voce mi ha intimato ‘disvela ciò che è sopito’.
E tornato qui, sono, con la fierezza dei giusti a denunciare uno scempio immane.
Qualcuno, accecato dal successo e dalla ricchezza di ZBob, come su una squallida scacchiera, ha manovrato le sue pedine, ed il risultato è questo


Percepite il mio stesso orrore? Percepite la triste macchinazione nei confronti del nostro?

Ora capite cosa mi ha spinto ad esitare?
Sven, questo il nome dell’impostore, si fregia di un sorriso beffardo e di una mano tesa. Ma le sue intenzioni sono ben altre.
Sciagura a te! Oscuro ciarlatano! Non eclisserai il sole, ma ne verrai bruciato!

Ora lasciatemi riposare.
Il fardello che ho portato per lungo tempo mi ha logorato e mi ha fatto venire un herpes.

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whatever happened to Angela?

Ho per le mani del materiale molto scottante.
Non so. Non so davvero che fare.

Me ne vado in Francia per un po’. Devo riflettere.

Al mio rientro farò un po’ di chiarezza.
Per il momento posso solo accennare un cosa.

Io. Voi. Non abbiamo mai capito un cazzo. Nulla è come sembra.

Au revoir.

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autogriglia mortale

Sono tra noi. E non le vediamo.
Sono tra noi e presto prenderanno il controllo.
La maggioranza silenziosa, invisibile, oscura.
Chi sono veramente? Che cosa vogliono? Quale il loro piano?
Sono le signore fuori dai cessi dell’Autogrill.
La categoria di lavoratori più sinistra ed evitata. La gente non conosce, la gente non sa. La gente ha PAURA.
Dove nasce questa anomalia? Perché sono le uniche persone che possono chiedere mance?
Perché non posso mettere IO in ufficio un piattino? Perché la loro lobby è potente, ecco perché. E governa il mondo.
Io ho paura, ogni giorno. Quando scendo quelle scale, oscure e sdrucciolevoli scale che portano al loro regno io mi sento l’aria mancare. E sento quegli occhi su di me. Quegli occhi ardenti come brace. Quegli occhi di finta pietà. Quegli occhi inquisitori. Che mi seguono fino al cesso, rovistandomi dentro. Violentando la mia intimità.
E mentre piscio, un oscuro presagio. L’occhio di Mordor è li, l’occhio di Mordor mi sta guardando. Esco, una veloce lavata di mano, mentre guardo lo specchio e vedo un uomo impaurito, pallido, che attende il suo destino. Stento a riconoscermi. Lo sguardo si sposta e vede riflesso nello specchio un volto malvagio, una moderna Clara Calamai, che scruta, che esorta, che sconvolge. Eccolo, lo sguardo osceno di Mordor, che mi aspetta, che mi chiama, che mi uccide.
Abbasso gli occhi tremante e mi asciugo le mani, 47 minuti sotto il sifone incandescente, nella speranza che Lei se ne vada, che Lei mi risparmi. Ma la vita è beffarda. E cinica. E il mio destino è segnato. Lentamente, respiro, esco e sento i suoi occhi che squartano le mie carni. E come uno stiletto della Oscura Misericordia, arriva lapidario il suo ‘buongiorno’ carico di odio e morte, per punire la mancanza di mancia.
Mentre salgo le scale, piango e sento il suo gitano odio pugnalarmi alla schiena, ma ormai sono fuori. Ormai sono salvo.
All’ultimo gradino mi accorgo con orrore di aver lasciato il portatile al cesso. Valuto rapidamente il da farsi. Poi, con un sorriso, esco dall’autogrill.
Non tornerò la sotto.
Non tornerò all’inferno.

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magical mistery tour

Due anni fa, la domenica pomeriggio, che facevo? Boh? Andavo al cinematografo, o a fare una passeggiata, o a giocare a calcio. Insomma cose normali, noiose. Poi è nata M ed è come se mi fosse arrivato per posta un free pass per i migliori eventi in circolazione. E quando dico migliori, dico esclusivi. E quando dico esclusivi, dico tipo che se si presenta paris hilton la prendono a ceffoni.
Così la mia gold card per l’humus nascosto e inverecondo di questa società brilla ogni domenica pomeriggio, e ogni volta io godo come un titano, perché ogni cazzo di domenica io mi immergo fino al collo nella maleodorante melma sub-trash delle attività cittadine per bambini.
Domenica, ad esempio, sono finito dal Mago Marko.
Giunti nell’edificio, un po’ in ritardo, mi aspetto di sentire applausi e risate, ma uno strano silenzio permea i corridoi. Vedo una porta. E un cartello: solo per ogi, il Mago Marko. (sic)
Apro la porta, e siamo investiti da una corrente di aria calda e puzza di bambino sudaticcio. Il colpo d’occhio è agghiacciante: per terra sono ammassati 50 bambini, accaldati e rossi in volto. Davanti ai bambini un uomo vestito di nero. Dietro l’uomo una vecchia.
L’uomo, capisco, è il mago Marko, la vecchia è sua madre, vestita come una duchessa a bordo del Titanic, con grossi occhiali scuri e una pettinatura alta 50 cm.
M mi chiede di tornare a casa, ma il mio cuore batte ormai a mille: non mi perderò questo spettacolo per nulla al mondo. Il mago Marko, fondamentalmente, è un delinquente croato che si è inventato mago per sfuggire alla giustizia, non si capisce altrimenti il perché dei sui trucchi datati e privi di fascino: nessun bambino infatti ride o applaude ai suoi giochetti, complici anche i 70 gradi che persistono all’interno della sala. Lui ci prova, usando strumenti del kit del mago di Silvan del 1983, insomma non si risparmia, ma niente. La platea non si infiamma. La vecchia per contro conduce una lotta solitaria contro il caldo africano e il pesante trucco sul suo volto è ormai completamente sciolto: ormai sembra una spaventosa maschera voodoo. Marko ce la mette tutta e prova trucchi su trucchi, intervallandoli con bestemmie croate all’indirizzo dei bambini che si stanno slogando la mascella a forza di sbadigli. Neppure quando inizia a raccontare della amicizia con harry potter la platea ha un sussulto, ormai l’attenzione di tutti è rivolta, con timore, alla totemica madre ormai trasfigurata che campeggia alle sue spalle.
Ad un certo punto Marko chiede un volontario, ma i bambini si ritraggono e molti si mettono a piangere, cosi ne prende uno, tirandolo forte per un braccio, vincendo la forza del genitore che lo tirava dall’altro. La madre-spettro avanza lentamente e i brividi scuotono le schiene di molti: con un accento à la Lugosi annuncia il Gran Finale.
Porge, non si capisce il motivo, al bambino un paio di occhiali finti, di quelli con il naso finto e i baffi e gli chiede di indossarli. Lui ci prova, ma appena li tocca, questi si rompono. La platea, nervosamente, scoppia a ridere di quell’improvvisato sketch e come in un moto liberatorio inizia a tirare pop corn all’indirizzo del menagramo croato, dello spettro zulu e del malcapitato bambino.
Non l’avessero mai fatto. Il mago, raggiunto in volto dai pop corn, inizia a urlare, mentre la madre recita con voce profonda parole sconosciute. Molto fumo si inizia in intravedere in sala e un tremito scuote il pavimento. Uno squarcio profondo si apre sotto i nostri piedi e molti bambini e genitori vengono inghiottiti. Io, M e P raggiungiamo correndo l’uscita, mentre le fiamme iniziano ad avvolgere l’edificio.
Saliti in macchina parto sgommando, mentre osservo dallo specchietto il palazzo che crolla.
Guardo M e le chiedo se il mago le è piaciuto: lei mi guarda e cerca di dire qualcosa tipo vaff, ma non capisco bene, così le accarezzo la testa pensando ‘ah, questi piccini’ e accendo la radio, pregustando già i burattini di domenica prossima.

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topi non avevano nipoti

Mia madre si inventa le parole. Per questo gode di stima internazionale.
Quando c’è un vuoto semantico, tac, arriva lei e lo riempie con un neologismo. Poco importa che questo non sia richiesto, lei lo fa comunque. E tutti giù ad aggiornare i vocabolari.

Le sue due ultime creazioni sono:

CALCAREO: non come aggettivo, no infatti, ma come sostantivo. Tipo “Pulisci li che c’è il calcareo”. Quando lo dice io le assegno 10 punti di stima, perché è proprio un bel sentire. All’inizio tentavo di correggerla, ma poi mi sono detto: “che cazzo, non fermerò il progresso. Se la lingua italiana evolve chi sono io per sbarrarle la strada?” E tu Mastro Lindo, che hai da guardare, conosciamo tutti il tuo segreto (Mastro Lindo è stato disegnato sulle fattezze di Carol Wojtyla), se è cambiato il kinder bimbo puoi cambiare anche tu, sai? E Ratzinger non è proprio il massimo. Così anche Mastro Leendo ha cambiato al volo e sulla bottiglia vediamo scritto Una Forza Contro Il Calcareo.
La calcareo-mania si è diffusa rapidamente. Steve Jobs Mia madre ieri ha presentato l’iPod fatto di calcareo.

BIOADESIVO: l’altro giorno se ne è saltata fuori con la parola "bioadesivo", ho sgranato gli occhi
SG: eh?
Madre di SG: si, il bioadesivo, quello che attacca da tutte e due le parti,
SG: ahhh il Bi-ades… vabbè lasciamo perdere

Bioadesivo, flash dei fotografi sul neo neologismo.

Così scuotevo la testa e pensavo, miscredente, ah mamma, che simpatico donnone, perché sbagli le parole? Ma poco dopo ho sentito dei rumori dalla cantina:
SG: Mamma? Mamma sei tu?
MdSG: Si.
SG: Beh, ti volevo dire non si dice biOadesivo, ma biadesivo, insomma BI perché attacca due volte, non BIO, non è mica biologico ahahahah
MdSG:…
SG: Mamma dai, non è un dram…
MdSG: Sai cos’è questo?
SG: Ma…
MdSG: Una sostanza collosa di origine biologica, creata con matrici esogene di polimeri biodegradabili.
SG: Ma, allora non…
MdSG: Già, non stavo sbagliando… questo E’ bioadesivo.
SG: Questo significa che…
MdSG: L’hai scoperto.
SG: Tu sei…
MdSG: Dillo.
SG: Spiderman.

Così conobbi la vera natura di mia madre: hype, spiderman e Asor Rosa.

Fine post

Inizio after party

Intervistatrice: Ehi stranigiorni perché lei è così cazzone?
SG, sorseggiando martini: non saprei.
I: La sua esclusione dai blog award l’ha delusa?
SG: Beh speravo di partecipare nella categoria del miglior blog erotico.
I: Ma qui non c’è nulla di erotico.
SG: Per questo non mi hanno messo.
I: Progetti per il futuro?
SG: Scrivere roba più erotica.
I: Tipo?
SG: Tipo che lei ha tette piccole e sode.
I: I miei seni sono grandi e flaccidi.
SG: Non importa, Dan Brown lo scrive sempre.
I: Cosa?
SG: TPES. Tette piccole e sode.
I: Non basta per farla rientrare nella categoria erotica.
SG: Posso mostrarle il mio pene?
I: No.
SG: E adesso.
I: No.
SG: Può mostrami le sue TPES?
I: No. Non ho TPES, ma TGEF. E lei non è uno scrittore erotico.
SG: Culo.
I: Arrivederci.
SG: Ho un PLET.

Stranigiorni finisce il suo martini e annota sulla moleskine alcune frasi
•    i topi non avevano nipoti
•    la vecchia porta la sbarra
•    mezzo minuto di raccoglimento
•    ho un membro enorme

Applausi per Fibra e per chi risolverà l’enigma.

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