F. è quasi soddisfatto di quella trovata, si, gli sembra decisamente divertente. Ora guarda le persone che ha davanti, aspettando le risate, che solitamente queste sue idee suscitano, più o meno.
Ma è un coro di disappunto quello che si alza dagli operatori delle luci e il regista infuriato getta a terra la cartelletta che tiene in mano. "Cristo Santo, no che non si può dire! Ma che cazzo ti è saltato in mente?"
F. non capisce, in fondo non ha poi detto nulla…
"Ma no… è che … io"
"Io un cazzo, ora dobbiamo rifare tutto!"
"Ma… " – il suo mento inizia a tremare – " io… io non volevo…"
"Ah, non voleva il signorino, non voleva UN CAZZO!"
Il regista lo incalza, gli prende i capelli e strattona la testa. Gli occhi di F. sono pieni di lacrime e stringe il suo gatto come per…
"Senti brutto cazzone, qui tu non devi prendere iniziative, ok? Noi ti diciamo un cosa, E QUELLA DEVI FARE, ***** ***"
"Si ma io…"
"Ah, insisti, eh? Dammi qua…", afferrando rapidamente il gatto.
"NO, ma che vuoi far…"
Il regista rosso in volto, con un secco e violento movimento, gira la testa al gatto. Si sente un suono sordo.
Il gatto smette di agitarsi.
"NOO, ma che…"
"Hai ancora coraggio di parlare?"
"Hai ucciso il mio gatto, brutto str…"
Il regista getta il corpo molle del gatto a terra e parte con un gancio che riduce la bocca di F. ad un florilegio di sangue e denti rotti. "Non è una pubblicità di macchine fotografiche, frocetto, i gatti non fanno i rullini."
Tra bolle di saliva rossa, F. riesce a dire, prima di svenire: "Il ruttino, fa il ruttin…"
Il regista indietreggia: "Ah. Scusa."
Nell’angolo della stanza, il gatto, accartocciato, ha la testa piegata in maniera innaturale.
Una gamba si muove, come scossa da impulsi elettrici.
Poi si ferma.

