Ieri è stata una di quelle giornate che vorresti ti avessero sparato in mezzo agli occhi al momento del risveglio, con fucile automatico calibro 12 modello Black Eagle, con canna magnum da 70 cm con strozzatori interni, la cui pallottola ti avrebbe trapassato il cranio dall’osso frontale a quello occipitale, spappolandoti il cervello in 1/10.000 di secondo, restando sotto la soglia delle sinapsi umane. Non ti saresti accorto di nulla. Il tuo mondo sarebbe collassato e la tua partita sarebbe finita.
Ma quando è suonata la sveglia, alle 5.30 del mattino, P stava dormendo. E non avevo nessun fottuto fucile puntato in faccia.
C’era solo freddo e buio. E nel mio stomaco un gas premeva. Un gas chiamato PDR.
Peto del risveglio. Una sorta di arma di difesa contro il freddo.
“Devo andare a Padova.”, ho pensato, stringendo le chiappe per portare il PDR fuori dalla stanza, poi ho raccolto i miei anonimi vestiti, dato un’ultima occhiata alla stanza e sono partito.
Lungo il tragitto io e PDR, ancora dentro di me, come un sinistro prometeo, abbiamo chiacchierato a lungo, ascoltando infotraffico e Nicoletti, abbiamo fatto colazione in autogrill (lui ha preso 3 cornetti!) e abbiamo raggiunto Padova, dopo aver sbagliato strada 2 volte.
Arrivati dal cliente, è iniziato l’inferno. Non andava un cazzo. Tutte le macchine, i robot, Asimov, i palmari, i router, i server si erano animati, e calatosi le braghe, avevano iniziato a spiegarmi la loro versione dei fatti. Tutto era diventato il contrario di tutto. A fine giornata io e PDR eravamo all’angolo, come pugili suonati, e su di noi si abbatteva la gragnola di schiaffoni che competono i falliti. La debacle era stata totale. Alle 20 mi sono alzato dolorante e ho chiesto una firma sul foglio lavoro. Mi hanno sputato.
Quindi ci siamo messi in macchina, attenti a non sporcare di sangue i sedili pregni di fumo stantio e abbiamo imboccato la rampa sbagliata (non vedevo più da un occhio).
Alle 23 siamo a casa: entro in sala e do il mio rumoroso addio a PDR. Ho deciso di lasciarlo andare.
Poi saluto P.
“Com’è andata?”, mi chiede dandomi le spalle.
“Benino.”
Un rumore. E non vedo più nulla.
PDR ora sta piangendo e prima di dissolversi guarda P mentre soffia alla canna del fucile.
Fade out.