Archivio per Ottobre, 2007

carol stranigiorni

Credetemi, quando accettai, non senza esitazioni, di parlare del Papero della Mop, non avrei certo immaginato che tutto questo sarebbe diventato quasi come un lavoro. Ricordo ancora quando decisi, con sfrontatezza quasi giovanile, di scrivere un post su di lui, sfacciato e osceno argomento tabù da generazioni. E ricordo la sorpresa con cui notai che le mie parole erano stati come macigni nel putrido stagno della blogsfera. Fui accusato di paganesimo e ricevetti offese, anche gravi.
Ma non mi fermai e le conseguenze di tutto questo, il risultato di uno scomodo sasso che rotola ormai da anni, li ho sotto gli occhi ogni giorno. Ogni volta che apro la mia casella di posta dedicata a lui.
Quotidianamente ricevo lettere di persone, anche insospettabili professionisti, che mi fanno domande, mi chiedono, con la curiosità degli indecisi, di parlare di lui, chiedendomi maggiori informazioni, o magari qualche parola di conforto. Chi cerca comprensione e chi cerca assoluzione, chi cerca un segno oppure una ragione per smettere di soffrire.
E io, che posso fare? Non voglio certo liquidarli, oppure offrire uno sbrigativo vitello d’oro perché possano credere. Piuttosto cerco di capirli e, per quanto possibile, amarli.
Oggi voglio pubblicare tre mail giunte stamani, di persone che a loro modo hanno trovato una strada, e le riporto come messaggio di speranza.

Caro Stranigiorni, l’altro giorno sono andato alla MOP e vedendo il Papero mi sono ricordato dei tuoi post. Ho riso con superbia perché credevo che fossero tutte fandonie. Tuttavia, ho preso in braccio mia figlia L. e insieme ci siamo fatti ritrarre davanti al Papero. Dopo pochi minuti un bip dal cellulare mi ha segnalato un sms, ho aperto il telefono e puoi immaginarti la sorpresa quando ho letto:
“VEDAFONE – hai vinto una ricarica omaggio da 30.000 euro.”
Così ho chiamato un numero a caso e stiamo parlando da 5 giorni.
Ti mando la mia foto con L. davanti al Papero.

Ora credo.

Alessandro da Bologna

***

Caro Stranigiorni, l’altra sera stavo facendo un barbecue in giardino e distrattamente pensavo ai tuoi post sul Papero. Un sorrisetto altezzoso faceva bella mostra sul mio viso. Pensavo ti fossi inventato tutto e mentre giravo le braciole, ripetevo mentalmente i numeri 4 – 8 – 15 – 16 – 23 – 42.
Ad un certo punto, visto che ero indietro con la cottura, ho versato un po’ di benzina sulle braci, per accelerare. Puoi immaginarti la sorpresa quando il barbecue ha preso fuoco, incenerendomi i capelli e le sopracciglia, ma soprattutto lo spavento quando nelle fiamme ho visto ciò che ti allego.
A me sembra di scorgere qualcosa, ma non sarà il solito complotto?

Franco da Trieste

***

Ciao Stranigiorni, sono Fiorella Pierobon, e ho pregato al Papero perché nessuno mi fa più lavorare. L’altro giorno è arrivato uno con i baffi in casa mia e mi diceva che mi faceva fare a Sanremo, però dovevo essere brava. Io non capivo, così lui si è slacciato i pantaloni. Io non ero tanto sicura e così ho pensato ‘Papero pensaci tu’ così l’uomo con i baffi si è trasformato in un pupazzo di Italia 90.
Il giorno dopo mi ha chiamato Baudo dicendo che voleva farmi fare un programma e rilanciarmi, ma io non gli ho creduto e ho messo giù. Poi ho visto a studio aperto che il programma lo faceva con la Golia, così ho preso il whisky Despar e me lo sono finito.
Ora chiedo al Papero che torni di moda questa camicetta.

F.P.

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Look At Me, I’m Sandra Dee

Capisci di stare facendo un ottimo lavoro, come padre, quando tua figlia ti chiede se le disegni un piranha che mangia un uomo.
Ma non starò a raccontarvi ciò che dice M o V (anche perchè quest’ultima dice cose tipo aaaaaaa oppure mmmmmmmmm, quindi non divertenti), ma piuttosto perché ora come ora la mia fonte di ispirazione sono loro, i bambini. In generale. O meglio, i bambocci, per non sembrare troppo omosessuale. Non vedo la tv da settimane perché si è rotta ed è stata inghiottita dal servizio philips che fondamentalmente è una profonda voragine nel terreno dove buttare la propria televisione. Ormai nessuno sa che fine abbia fatto. Addirittura negano di essere stati un centro riparazione e si spacciano per pizzeria. Cmq, dicevo, è innegabile che il blog abbia bisogno di ossigeno come un sepolto vivo a caso della bibliografia di Poe, e se la tv non glielo fornisce, allora giungono al capezzale, con le mani giunte, i bambocci. Altrui.
L’altro giorno ero alla pista della macchinine e cavalcavo con M un trattore blu. Andavamo ai 3 all’ora e tutti ci superavano, stringendoci nelle curve, cercando d buttarci fuori, cercando di ucciderci. Stronzetti di cinque o sei anni, sulle loro macchine da formula uno con scritto VEDAFONE volevano dimostraci la loro superiorità. Con ottanta gettoni inseriti, erano in pista da ore e i loro volti erano sfigurati. Come folli si lanciavano a tutta velocità contro le altre macchine. Io cercavo di evitali, ma il mio trattore era più frusto di una vecchia battona, e nonostante cercassi di tenermi ai lati della pista, sovente le saette marchiate VEDAFONE arrivano e cercavano di affilami i piedi, che incautamente sporgevano ai lati. La carica del trattore stava per finire e non avevo gettoni. Fermarsi in quell’arena avrebbe significato morte certa.
Iniziai a sudare. Improvvisamente mi trovai circondato da 4 sgherri con le loro VEDAFONE. Avevano il viso dipinto con strisce rosse e nere e brandivano lance con teste di gatto mummificate. Gridavano e ridevano, sputando per terra.
Il mio trattore si fermò, con un singulto. I quattro iniziarono a girarci intorno con le loro macchine e presto se ne aggiunsero altri. Accesero delle torce e gridavano all’unisono VEDAFONE VEDAFONE VEDAFONE, in un osceno crescendo.
Improvvisamente si arrestarono. Un varco si aprì nel cerchio e una macchina nera, con scritte rosse, avanzò lentamente. Alla guida un bambino. Fermò la macchina e scese.
Il mantra di morte degli altri bambini era assordante: VEDAFONE VEDAFONE VEDAFONE.
Il loro capo fece qualche passo verso di noi, aveva strisce nere sotto gli occhi e sulle braccia.
Alzò una mano e tutti tacquero.Improvvisamente una televisione cadde dal cielo e lo schiacciò, uccidendolo all’istante.

Gli altri bambini rimasero per qualche istante fissi su quell’ammasso di carne, sangue e pezzi di televisione philips, poi lentamente scesero dalle loro VEDAFONE e se ne andarono, togliendosi la pittura dalla faccia con il dorso della mano.

Presi M per mano e le dissi: ‘andiamo a casa’.

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