Archivio per Agosto, 2007

whatever happened to Angela?

Ho per le mani del materiale molto scottante.
Non so. Non so davvero che fare.

Me ne vado in Francia per un po’. Devo riflettere.

Al mio rientro farò un po’ di chiarezza.
Per il momento posso solo accennare un cosa.

Io. Voi. Non abbiamo mai capito un cazzo. Nulla è come sembra.

Au revoir.

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autogriglia mortale

Sono tra noi. E non le vediamo.
Sono tra noi e presto prenderanno il controllo.
La maggioranza silenziosa, invisibile, oscura.
Chi sono veramente? Che cosa vogliono? Quale il loro piano?
Sono le signore fuori dai cessi dell’Autogrill.
La categoria di lavoratori più sinistra ed evitata. La gente non conosce, la gente non sa. La gente ha PAURA.
Dove nasce questa anomalia? Perché sono le uniche persone che possono chiedere mance?
Perché non posso mettere IO in ufficio un piattino? Perché la loro lobby è potente, ecco perché. E governa il mondo.
Io ho paura, ogni giorno. Quando scendo quelle scale, oscure e sdrucciolevoli scale che portano al loro regno io mi sento l’aria mancare. E sento quegli occhi su di me. Quegli occhi ardenti come brace. Quegli occhi di finta pietà. Quegli occhi inquisitori. Che mi seguono fino al cesso, rovistandomi dentro. Violentando la mia intimità.
E mentre piscio, un oscuro presagio. L’occhio di Mordor è li, l’occhio di Mordor mi sta guardando. Esco, una veloce lavata di mano, mentre guardo lo specchio e vedo un uomo impaurito, pallido, che attende il suo destino. Stento a riconoscermi. Lo sguardo si sposta e vede riflesso nello specchio un volto malvagio, una moderna Clara Calamai, che scruta, che esorta, che sconvolge. Eccolo, lo sguardo osceno di Mordor, che mi aspetta, che mi chiama, che mi uccide.
Abbasso gli occhi tremante e mi asciugo le mani, 47 minuti sotto il sifone incandescente, nella speranza che Lei se ne vada, che Lei mi risparmi. Ma la vita è beffarda. E cinica. E il mio destino è segnato. Lentamente, respiro, esco e sento i suoi occhi che squartano le mie carni. E come uno stiletto della Oscura Misericordia, arriva lapidario il suo ‘buongiorno’ carico di odio e morte, per punire la mancanza di mancia.
Mentre salgo le scale, piango e sento il suo gitano odio pugnalarmi alla schiena, ma ormai sono fuori. Ormai sono salvo.
All’ultimo gradino mi accorgo con orrore di aver lasciato il portatile al cesso. Valuto rapidamente il da farsi. Poi, con un sorriso, esco dall’autogrill.
Non tornerò la sotto.
Non tornerò all’inferno.

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