Archivio per Maggio, 2007

funky honky nasty nigger

Giusto pochi giorni fa, un lettera a Repubblica squarciava il molle silenzio e denunciava ciò che era fino ad oggi considerato un tabù: anche a sinistra iniziava la pericolosa deriva del razzismo e dell’intolleranza. E allora, sdoganato il malessere, tutti a dire ‘si, anche io li odio’, oppure ‘uccidiamoli’, agitando forconi come nel più classico film horror. Già, ma io razzista e intollerante, mica lo sono diventato ora, mica ho dovuto aspettare lo sparo della sinistra-chic per dirmi discriminante, no, io razzista lo sono diventato ben 4 mesi fa. E nella fattispecie nei confronti di un unico personaggio: di colore, saputello e terribilmente fastidioso.
Ma facciamo un passo indietro: avete visto la pubblicità di Alice, quella con Abatantuono? Sono certo di si, e sono certo che avrete notato negli ultimi fotogrammi, sulla tv, una scena del film Superman. Domandatevi il motivo. Per mettere un film a caso? No miei cari, troppo semplice. Quei fotogrammi pochi, innocui, in realtà ci allertano: hei, tu, Alice trasmette solo un datatissimo Superman. E non dire che non eri stato avvertito.
Alice trasmette Superman, sempre. Mattino, Superman. Pomeriggio, Superman. Sera, Superman. Notte, Superman. Chiedetelo a L. mia nipote, ormai l’ha già visto 83 volte e adesso è il cura da un analista, vestito da Superman. Ogni mese Alice cambia film, del settore gratuito, e lo trasmettere in heavy rotation come un tantrico loop, sempre, fino a perforare il cervello dello sfortunato spettatore. Così è capitato che M, mia figlia, fosse posizionata dai nonni, per 48 ore ininterrotte, con appositi strumenti per tenere gli occhi aperti, davanti ad Alice che trasmetteva, quel mese, K, l’oggetto del mio futuro odio razziale.
K sta per Kiriku, un fottutissimo e odioso negretto, protagonista dei cartoni animati omonimi. All’inizio, come ogni buon sinistrorso da operetta, ero contento che mia figlia guardasse cartoni animati africani, mi sentivo aperto, clemente, mastella, tollerante. E accarezzandole la testa pensavo, come un umarell, meglio questo che quelle porcherie giapponesi. A tal deg.
Ma mi sbagliavo. Kiriku e la sua insopportabile dabbenaggine in breve avevano asfaltato le palle e mi avevano diretto verso chine razziali impensate prima. Il motivo?
Kiriku sa sempre cosa fare: la gente è affamata? Allora lui si inventa vasaio, crea bellissime terracotte, le vende, guadagna soldi, rimette in sesto le finanze del villaggio, la gente – dopo un’iniziale esultanza – prende i soldi e lo schifa nuovamente.
Kiriku salva sempre tutti: i bambini del suo villaggio sono in pericolo? Arriva lui e li salva tutti. E il bello che nessuno lo ringrazia, tutti lo pigliano a male parole, perché è ormai assodato KIRIKU PORTA SFIGA! Ovunque lui va la gente muore o viene catturata, i raccolti distrutti, le capanne incendiate. E poco importa se lo stronzetto alla fine risolve tutto con le sue spocchiose buone maniere, quello che rimane è solo cenere e distruzione.
Kiriku, oltre che un sottile inno all’omosessualità, è anche privo di senso: l’odioso bamboccio alla fine diventa per magia un marcantonio tutto muscoli e timbra a più riprese la strega cattiva, perennemente, sconciamente a seno nudo.
Questo è quanto. Se M, adolescente, si presenterà in casa a braccetto con un colosso d’ebano, i miei occhi si faranno sangue e maledirò Alice, mentre dalla finestra vedrò volare L sottobraccio a Superman.

Ps: Alice è una merda, film oRendi, supercompressi, monolingua. Accattatevi Joost, se vi pare. Non eccelso, ma pieno di hype. Ah, dimenticavo, se volete ho inviti da regalare. Si lo so, sono fiko con la k.

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mummie

Felici della sua riscoperta nel firmamento televisivo, pubblichiamo un’intervista recentemente rilasciata a stranigiorni.com

Cesare Cadeo, cinquantotto anni, milanesissimo, è assessore all’Idroscalo, Sport, Turismo e Tempo Libero della Provincia di Milano. Vi è giunto dopo un onorevole passato come giornalista sportivo (sue le cronache di cinque giri d’Italia) e vincitore di due Telegatti, il più prestigioso premio per la pubblicità.
In video piace. E’ sorridente, accattivante, di stile. Come nella vita.
Di recente la sua carcassa è stata ritrovata negli scantinati RAI ed è stato trascinato a condurre l’ennesimo programma flop. Lo raggiungiamo in casa sua.
 
Signor Cadeo, ma allora è ancora vivo?

Beh, si – si fa un grossa risata, massaggiandosi le vergogne – infatti… è bastata una spolveratina e sono tornato con la grinta che mi ha sempre contraddistinto…

Beh, insomma, in video lei è sempre sembrato una larva umana, lo ammetta.

Non direi, piuttosto ho sempre cercato di…

Storia interessante, ce la racconterà un’altra volta, ci parli un po’ di lei ora.

Veramente io le stavo spiegando…

Però non abbiamo l’intera mattina, ok? Ci parli un po’ di lei, ho detto.

Beh, la mia carriera inizia negli anni 70…

Cristo santo, non mi frega un cazzo dei tuoi esordi, di due puttanate sul nuovo programma e basta.

Ah (piagnucolando) è un divertente programma sulle abitudini di noi italiani…

Vabbè, ho capito, lascia perdere, copio incollo qualcosa da internet. Ci parli del suo parrucchino. Molti ritengono sia una scodella di plastica e null’altro.

Io ho molta cura della mia immagine….

(accendo una sigaretta) Dispiace se fumo?

No, si figuri, dicevo, sono un salutista e ho sempre cercato…

(squilla il telefono) si, sono qui col pederasta… non so, sta farneticando, comunque ho lasciato il registratore acceso, dopo vedo…. ma che ne so? le solite minchiate da vecchi… già, e sai che ti dico, in casa sua c’è anche una gran puzza di piscio…. vabbè, a domani (spengo il telefono) ok, ho capito, molto interessante: un’ultima domanda… è vero che è molto attaccato ai suoi cani… è semplice passione o si può parlare di zoofilia?

Lei è un maleducato, ora la pregherei di darmi i 5 euro pattuiti per l’intervista e di andarsene.

Se te ne do 10, mi fai toccare la scodella?

Però questo non lo scrive?

No, certo.

Così si conclude l’intervista a Cesare Cadeo. Il suo parrucchino è una scodella bianca.

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