Archivio per Marzo, 2006

amo lo spamo lo spamo lo spam

Ma non quello che ti arriva per posta, quello delle pillole, viagra, chialis, boobs, no, io lo amo come forma d’arte surreale.
Una volta, quando ero cattivo, amavo spammare le caselle di posta della gente che mi stava sulle palle. Prendevo un file di 1 o 2 mega, chessò un db di un cliente, gli cambiavo nome ed estensione e poi, da uno dei miei indirizzi fantasma lo mandavo a chi sapevo avere ancora i 56k. Un paio di volte, da indirizzi diversi, poi mi fermavo. Per un po’. Questo era il mio sottile modo di vendicarmi di un torto o un’angheria. Non era molto, ma un paio di cancheri riuscivo a scucirli, mentre Outlook macinava inutili kb in scaricamento.
Poi vennero i blog, divenni buono, e una nuova forma di spamming si fece strada nella mia mente. Via il rancore, via la ritorsione. Questo era spamming dall’animo nobile.
Questa volta si faceva arte, e la si faceva per davvero: lo spam-commento.
Cosa c’era di meglio di una frase criptica e misteriosa, in mezzo a decine di saccenti e noiosi commenti? Mi ingegnai a lungo per trovare una frase non-sense, seppur sense, con cui infestare la rete. Un marchio. Un guizzo. Non era facile. Non potevo scadere nel banale.
Rapidamente la trovai, lente riaffiorarono le parole "quella cavalla li, non è la stessa più" di simpsoniana memoria e cominciai a scriverla una, dieci, centro volte, e ogni volta era un piccolo piacere. Il mio astro stava sorgendo. Cominciai a navigare più blog possibili per lasciare il mio marchio, poi tornavo a vedere: a volte il commento era stato cancellato, ma sempre più spesso veniva lasciato, come mistico segno, come monolite del 2001 che calamitava l’attenzione, la curiosità. Chi sarà il misterioso spammatore?, la gente cominciò a chiedersi. Nacquero presto gli emuli che cambiavano la frase, leggermente, ma nessuno mai osava riproporla per intero: con rispetto innato la frase era solo a mio appannaggio.
La mia attività cresceva, sempre di più, e sempre di più erano i blog a riportare la mia firma. "quella cavalla li, non è la stessa più" divenne segno di coolness, se non l’avevi tra i tuoi commenti eri out, eri un pivello, eri nella provincia dell’impero… molte affermate blogstar caddero in declino, quando i lettori si accorsero che passavano le settimane ma nessuna traccia di "quella cavalla li, non è la stessa più" si intravedeva nei commenti. Le visite calavano, allo stesso ritmo di quanto aumentavano i referrer dei fortunati blog che invece visitavo. La frase misteriosa era il trend del momento, era riuscita a coniugare il lato EMO e il lato GEEK della rete: stava per uscire un iPod griffato Quella Cavalla Li®, quando un giorno tutto finì.
Ero nel mio studio e le groupie erano fuori dalla porta, come sempre, che mi aspettavano… stavo per raggiungerle, ma – ah, non l’avessi mai fatto – mi dissi, dai spammo ancora un altro sito e poi vado.
Andai su un sito, uno come tanti e improvvisamente ebbi paura.
Spensi il pc.
Uscii, pallido, dallo studio e dissi alle ragazze: "La festa è finita. Tornate a casa."

Non scrissi più quella frase, in alcun commento. Partii per la Scozia, per un lungo viaggio.
Quando ebbi ritrovato me stesso e una certa tranquillità interiore, tornai a casa e fondai stranigiorni.

Ancora oggi, ogni tanto, mi sveglio nella notte e rivedo quegli occhi.
Questi: www.zangerbob.nl

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L’occhio della madre (aka “Il Mistero dell’Olio Cuore”)

Sono a pezzi. Ringrazio tutti quelli che mi hanno scritto, spalleggiandomi nella mia, nostra, lotta contro l’:uovo, e ringrazio chi ancora visita questo blog malconcio, che perde pezzi ogni giorno di più. In questo periodo sono più frusto di un chewing-gum masticato da Dolcenera. La lobby della Cannella ha messo le mani sulla mia creatività. E l’ha incappucciata, tarpata, azzoppata. Da settimane tento di scrivere un post, ma mi vengono fuori solo incipit vuoti come “E’ opinione comune” che non portano a nulla, a meno che uno non voglia parlare di qualche opinione comune.
Non mi rimane altro che darvi un tema su cui riflettere: cosa si nasconde dietro pubblicità dell’Olio Cuore? Una famiglia, benestante, come tante, una moglie fedele e devota, un padre assente, dedito alla pesca di fiume. Due fanciulli senza prospettive. Splendido quadretto: cosa c’è che non va, dunque? Analizziamo la prima parte: la madre ha finito di preparare il pranzo e spedisce i senza-futuro a chiamare il Grande Assente, loro scattano, probabilmente accompagnati da un cane, non ricordo, raggiungono uno stupido fiume e urlano all’indirizzo del G.A.: “ehi tu, è pronto da mangiare, la mamma ha fatto le bistecche, che se aspettavamo i tuoi pesci eravamo morti di fame, coglione”. Così il G.A. fa su le canne – omettiamo ogni commento sui penosi stivali (che usa anche probabilmente sui viali, quando si fa chiamare Silvia) – scala una montagna, corre come un furetto e vede lo steccato che lo separa dai sui cari. Ecco io mi chiedo, cazzo, ci sarà un cancello, ma vabbè non è questo il punto, se il G.A. vuole rischiare la sacca su un chiodo dello steccato affari suoi, andrà a fare Brokeback Mountain 2: La Cularella Del Bisonte, quello che non mi è chiaro, quello che assolutamente getta un’ombra sinistra su questa storia è: osservate la moglie. Cazzo, cosa darei per avete il filmato e farvi il fermo immagine: il G.A. si avvicina al galoppo verso la staccionata, è a pochi cm, inizia il salto e il regista stacca su di lui e fa un primo piano alla moglie. La moglie, che fino a quel momento è stata giustamente ebete come un mannequin pubblicitario, si ferma. Sta portando una cosa in tavola, ma ugualmente si ferma, fissa ad osservare il marito, con la pirofila in mano. E cristo santo, per un secondo, un secondo solo, la sua faccia si contrae, il sorriso sparisce, le ciglia si aggrottano. Cazzo, mi possano stra-fulminare se la moglie, in quell’istante preciso, non è PREOCCUPATA per suo marito. Cazzo, lei è PREOCCUPATA. Un pensiero oscuro attraversa la sua mente. Quale?

Che cazzo sta facendo?
Si spataccherà?
Ho lasciato il forno acceso?
L’ultima volta è stato in ospedale 4 mesi.
Chi è veramente mio padre?

Poi il GA salta e tutto finisce a tarallucci e vino come è giusto che debba essere, ma il lieto fine non può cancellare quella macchia irrisolta nel storyboard. Perché gli sceneggiatori hanno voluto inserire una punta di dramma in questa tranquilla storia familiare?

Un’ipotesi potrebbe essere: l’uomo è cardiopatico e la moglie ha paura che il salto gli sia fatale, ma visto che lui usa olio cuore (e a questa insana pratica costringe la famiglia) nulla gli accadrà, perché olio cuore salva dagli infarti o robe simili.

Non so, datemi le vostre ipotesi. Se ne avete una.

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uovo

Venendo su questo blog, oggi, per leggere l’ennesimo articolo, o magari capitando qui per caso, via google, avrete notato uno strano banner.
Bianco. Misterioso. Cieco. Un banner che non porta a nulla.
Per ora.

Tra qualche giorno lo scoprirete.
La conquista del mondo è iniziata.

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