Tuttavia, quello che sembrava solo un simpatico gioco, un giorno di trasformò in tragedia. Era iniziato come al solito: formaggio formaggio formaggio formaggio, puf! Cosa vuol dire formaggio? E che ne so? Ahahah che ridere. Formaggio non significa più niente, ecc… Solite cose, insomma.
Poi aspetta un’ora, aspetta due, un giorno, una settimana. Un mese. Niente. Formaggio non tornava. Mia mamma mi chiedeva vuoi il formaggio? e io abbassavo gli occhi, che per quanto ne sapevo magari mi stava chiedendo se volevo delle frustate. Così io rispondevo no, grazie, oppure ora no, ecc.
Come andò a finire, vi starete chiedendo?
Non è più tornato. Punto. Attualmente non so cosa voglia dire formaggio. Lo leggo scritto ed è come se leggessi peraniteva. Ho difficoltà a scriverlo e a pronunciarlo correttamente. Tengo la parola formaggio nel control+V e quando mi serve, di rado invero, lo incollo così com’è. Non riavvio mai il pc (infatti vi sto scrivendo da un Win3.11).
Da allora non ho più fatto il gioco di far sparire le parole. O meglio, l’ho fatto con parole a perdere, tipo gastroenterite o pedissequo che anche se le perdevo non sarebbe caduto il mondo. Ma sono beffardamente tornate dal limbo.
Forse un giorno tornerà anche formaggio, chissà. Forse un giorno mi sveglierò e dirò porco cazzo, ecco cosa vuol dire formaggio! E finalmente potrò usarlo (assumerlo? indossarlo?) di nuovo.
Sarà un bel giorno quello.

