Archivio per Gennaio, 2006

La Metamorfosi

Raimondo?
Mmmm…
Raimondo? Sveglia!
Eh, dimmi?
C’è qualcosa che non va.
Come?
Sono fredda e immobile.
Fa vedere? Ah, si. Sei morta.
Come?
Sandra, sei morta.
Ma come morta?
Si, morta, stecchita, da anni ormai.
Ma… com’è possibile?
Sei morta, però ancora non lo sai.
Ma io… non capisco…
Senti non è difficile. Ti abbiamo tenuta in vita, per continuare a sparare cazzate su Berlusconi. Ti mettiamo molto trucco in faccia e i grossi occhiali per coprire le orbite vuote e piene di paglia.
Ma…. non può essere…
Beh, voglio dire… non avrai pensato di essere viva! Non negli ultimi 10 anni! Guardati allo specchio!
Ma allora oggi, cos’è successo?
Non so, forse abbiamo superato il limite… guarda ti si sono staccati gli arti, cazzo, guarda qui, hai impolverato tutto il letto…
Ma Raimondo, io, io…
Oh, cazzo, basta lamentarsi… anche io sono morto sai, cosa credi! E mica mi lamento!
Ma non può essere…
Siamo mummie, cadaveri. Cazzo. Eserciti di zombie prezzolati.
Ma io voglio morire in pace.
Allora dovrai subire l’estremo sgarbo, poi potrai riposare in pace.
E cioè.
Dovrai essere posseduta dall’essere più brutto mai creato.
E chi…?
La mascotte di Italia 90.

La mascotte fa il suo ingresso cigolando.

Chi mi ha chiamato?
Ciao, Sandra vuole ottenere il riposo eterno.
Ma io, veramente…
Non temere Sandra, dammi la mano.
Non ho più le braccia.
Basta chiacchiere, non ho tempo da perdere. Iva Zanicchi mi sta aspettando.

La creatura si china su tronco-umano Sandra.

No aspetta. Ho un ultimo desiderio. Vorrei che…

Ma la mascotte non ha pietà. Sedici anni di soprusi e sberleffi l’hanno resa una creatura senza cuore e senza sentimenti. Una volta finito sposta il corpo ormai esanime di Sandra e si sdraia vicino a Raimondo.

E’ andato tutto per il meglio, amore.
Si, ora potremo stare insieme per sempre.
Il tuo orecchio, si è staccato.
Lo fa, a volte. Ma… ma… che fai…
Mi dispiace.

Crac.

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Ernest

Ho finalmente capito.

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Bondi Salotti

La cosa più bella di andare a comprare un divano è comprare un divano. Si arriva li, sul posto, con la faccia da cazzo di chi deve comprare un divano e subito si incontra uno che ti vuole vendere un divano.
Non ho comprato molti divani in vita mia (i divani costano molto), ma da quello che ho sentito da altri che hanno comprato dei divani, più o meno le cose funzionano sempre così.

Riporto la cronaca di quando è accaduto sabato, mentre compravo un divano:

Entro da Bondi Salotti e un giovanotto striscia al mio cospetto. Ha vent’anni.
Lo guardo e dico: "Buongiorno, vorremmo comprare un divano."
"Bene, siete nel posto giusto…" e sorride con tutti i denti, anche i miei, infatti il suo sorriso è contagioso… mi sento subito a casa, mollo un peto, e penso di essere nel posto giusto.
"Vi presento la mia collega", introducendo un’inquietante virago, "vi aiuterà lei."

La virago ci mostra un divano e ci chiede: vi piace questo divano? Ma a me fa cagare, quindi dico di no. E ci facciamo una gran risata.
Poi ci mostra un altro divano e ci chiede: vi piace questo divano? Ma a me fa cagare, quindi dico di no. E ci facciamo una bella risata.
Poi ci mostra un altro divano e ci chiede: vi piace questo divano? Ma a me fa cagare, quindi dico di no. E ci facciamo una risata.

Così per 82 volte, però ridendo ogni volta un po’ meno.

Quando si avvicina all’83esimo divano, io decido che, si, comprerò quel divano, perché mi sto pisciando addosso, ho fame, caldo, i piedi gonfi e un principio di peritonite scrotale.
La virago indica un divano uguale agli altri 82 precedenti e P mi strattona la manica: i suoi occhi appannati sembrano implorarmi "Compriamo questo cazzo di divano e andiamocene."

Allora faccio la faccia di uno che ha visto un bel divano e dico "Beh, questo mi…"
"Guardi, faccio una pazzia, le faccio 600 euro di sconto."
"Ma veramente, io…"
"Ah, ma lei è un osso duro, facciamo 1200? Ok, 1200."
"Ma non ha capi…"
"Mi vuole fare licenziare? Ok, sarà l’ultimo divano che venderò, ma lo faccio con piacere, suoi anche 16 cuscini damascati."
"Io non…"
"Basta, lei è un demonio…" e inizia a slacciarmi i pantaloni.

Tento di scacciare la virago che farfuglia qualcosa a proposito di totale abnegazione e fellatio.
"Basta, la smetta, lo prendo, cazzo, e si tenga i suoi cuscini damascati."
"Mi scusi, io… io mi ero lasciata andare…"
"Senta facciamo una cosa rapida… questo divano mi piace, lo prendiamo… mi dica il prezzo e i colori disponibili."
"Ok, il divano costerebbe 150mila euro, ma oggi siamo in promozione e già le faccio un 50%, poi visto che oggi urano è nella casa di giasone, le tolgo 70mila euro, in più c’è lo sconto I Giorni del Prepuzio e sono 3000 euro in meno: totale 2000."
"E’ un po’ tanto."
"Come?"
"Insomma, pensavo costasse men…"
"Basta, si fermi, lei non è un uomo, è un cavallo."
"Ma…"
"La prego, no, si fermi…"
"Ma porc…"
"Ahhhhhh."

La virago cade sul divano, con la fronte imperlata. Si accende una sigaretta.
"1600."

"Ok. I colori?"
"Solo rosa."
"Rosa?"
"Lei è un uomo dannatamente fortunato. Sa perché?"
"Perché?"
"Oggi, solo per oggi, cristo santo, solo oggi in questo secolo è qui il Responsabile Di Produzione Totale della Bondi Salotti."
"Quindi?"
"Chiederemo a lui, se solo per lei, e dio mi strafulmini, solo per lei potremo fare un altro colore, dopo di che io e lui verremo licenziati."

La virago chiama qualcuno, con faccia grave.
Si presenta il coglione di 20 anni che ci aveva accolto all’entrata. Lei lo interroga: la domanda ‘possiamo fare un altro colore’, viene posta come ‘senti puoi donarmi un tuo polmone’.
Il ragazzotto risponde con accento di Padova "ma certo che possiam…" e la virago inizia a ridere, per coprire l’inopinata risposta del coglione che non aveva capito la scenetta. Quindi viene rapidamente liquidato.

Chiediamo la disponibilità del colore arancione e la virago inizia a respirare profondamente. Parte da lontano un ‘mio dio’, le vene del collo iniziano ad ingrossarsi e le sue mani nodose annaspano nel tentativo di slacciarsi la camicetta.

Quando io e P raggiungiamo l’uscita correndo, la virago è già seminuda sul divano. Si contorce e urla.

Alla macchina sentiamo uno sparo, poi il silenzio.

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l’amperora, voi insiste, eh?

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buon ano

"Alla fine fa il ruttino, si può dire?"

F. è quasi soddisfatto di quella trovata, si, gli sembra decisamente divertente. Ora guarda le persone che ha davanti, aspettando le risate, che solitamente queste sue idee suscitano, più o meno.

Ma è un coro di disappunto quello che si alza dagli operatori delle luci e il regista infuriato getta a terra la cartelletta che tiene in mano. "Cristo Santo, no che non si può dire! Ma che cazzo ti è saltato in mente?"

F. non capisce, in fondo non ha poi detto nulla…
"Ma no… è che … io"

"Io un cazzo, ora dobbiamo rifare tutto!"

"Ma… " – il suo mento inizia a tremare – " io… io non volevo…"

"Ah, non voleva il signorino, non voleva UN CAZZO!"

Il regista lo incalza, gli prende i capelli e strattona la testa. Gli occhi di F. sono pieni di lacrime e stringe il suo gatto come per…
"Senti brutto cazzone, qui tu non devi prendere iniziative, ok? Noi ti diciamo un cosa, E QUELLA DEVI FARE, ***** ***"
"Si ma io…"

"Ah, insisti, eh? Dammi qua…", afferrando rapidamente il gatto.
"NO, ma che vuoi far…"
Il regista rosso in volto, con un secco e violento movimento, gira la testa al gatto. Si sente un suono sordo.
Il gatto smette di agitarsi.

"NOO, ma che…"
"Hai ancora coraggio di parlare?"
"Hai ucciso il mio gatto, brutto str…"

Il regista getta il corpo molle del gatto a terra e parte con un gancio che riduce la bocca di F. ad un florilegio di sangue e denti rotti. "Non è una pubblicità di macchine fotografiche, frocetto, i gatti non fanno i rullini."

Tra bolle di saliva rossa, F. riesce a dire, prima di svenire: "Il ruttino, fa il ruttin…"

Il regista indietreggia: "Ah. Scusa."

Nell’angolo della stanza, il gatto, accartocciato, ha la testa piegata in maniera innaturale.
Una gamba si muove, come scossa da impulsi elettrici.

Poi si ferma.

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