Archivio per Novembre, 2005

iconoclistere

Ma Cino Tortorella che cazzo fa per 51 settimane l’anno, quelle senza l’odioso zecchino dorato?
Ve lo siete mai chiesto? Io sempre, ogni volta che, aimè, accendo la tv e lo vedo per quell’unica annuale volta, con il suo bolso e plastico volto anonimo. Cioè voglio dire, possibile che non compaia mai proprio mai in altre occasioni? È forse un reietto che a suo tempo firmò un contratto secolare? È un misogino opportunista? O un riuscito automa? Cazzo, qualcuno me lo deve spiegare! Non è possibile che questo si presenti da mezzo secolo, spacciandosi per intrattenitore e nessuno sa da dove venga e soprattutto dove vada, finita la trasmissione.
Nessuna foto scandalistica (è palesemente asessuato), solo qualche foto vestito da mago, che non aumentano certo la considerazione che abbiamo di lui. Nessuna fottutissima traccia. Un estratto conto, una bolletta, una multa per divieto di sosta. Niente.
Ma insomma, chi cazzo sei Tortorella! Getta la maschera!  Ti abbiamo scoperto! Non sei altro che un golem plasticeo, che viene scongelato per lo Zecchino D’Oro e, dietro la minaccia di sodomia da parte di Topo Gigio, esegue il suo compito, senza sbavature, senza guizzi, per poi ritornare nella cella criogenica fino all’anno successivo.
Ecco cazzo! Ecco chi sei veramente! E dello Zecchino dell’84, ne vogliamo parlare? Perché quell’anno non si fece? Qualcosa andò storto nella procedura, vero? Sono parole scomode queste, certo! Ma non mi zittirete! Quell’anno, la camera di ibernazione ebbe un guasto e Cino si scongelò in anticipo. Senza sedativi e con il campo libero, fuggì nudo per le strade, seminando panico tra la gente. Cieco di rabbia si scagliò contro le turiste giapponesi tentando di accoppiarsi, ma, subito raggiunto dalle Guardie Antoniane, fu fermato con reti e dardi soporiferi. In seguito picchiato e sodomizzato, saltò quell’edizione perché gonfio e tumefatto, quindi impresentabile. L’anno dopo le cronache lo descrivono come accigliato e claudicante, nervoso e terrorizzato da un Topo Gigio insolitamente tronfio e spavaldo. In seguito si apprese che gli erano stati applicati elettrodi allo scroto per prevenirne ogni insubordinazione.
Venti anni sono passati ormai da quell’unica fuga e un po’ ovunque sono nati comitati spontanei per la sua liberazione. Ma invano. Il suo sguardo assente e i tic all’occhio testimoniano un’inevitabile lobotomia e una assunzione coatta delle tre leggi della robotica.

Quell’unico sussulto fu pagato a caro prezzo. Hasta Cino, siempre!

Commenti (11)

la caduta degli dei

Bravi.
Avete versato fiumi di inchiostro sul kinderbimbo? Bravi.
Come ciechi che vagano per la via, brandendo bastoni, pestando a casaccio, avete seguito il clamore, avete percorso la via già percorsa. Bravi. Il kinderbimbo qua, il kinderbimbo la.

Stolti, vi dico! La kinder cambia il bimbo dopo 30 anni e voi a darvi di gomito, come scolaretti davanti al professore zoppo. Tutti dietro le barricate dell’ovvio, senza esporsi, restando nella folla, anonimi e protetti. Apologia del passato, forse? Difesa delle tradizioni? O forse una smisurata invidia, viscerale gelosia per quel bambino, nuovo, di Bologna, che ricoperto d’oro campeggerà sulle barrette per decadi, e con un gesto della mano avrà denaro, lussuria e cioccolato? La solidarietà, falsa, con il precedente è solo un patetico esercizio da blog, dove si usa rincorrere, citare, copiare.

No. Non ci sto. A me del kinderbimbo non fotte un cazzo. E sapete perché? Perché proprio ora, proprio sotto gli occhi di tutti. Proprio mentre la gente in piazza alzava i forconi con ottusa foga, beh, proprio adesso, indisturbati e silenziosi hanno fatto fuori un VERO simbolo.
Loro, e sapete chi intendo, l’hanno preso e senza tante spiegazioni, l’hanno spiaggiato, l’hanno ucciso, soppresso, in nome di non si sa quale ideale. Anni, parecchi, di onorata carriera… promesse di promozioni, di buen retiro dorati, e poi un giorno una lettera:
“Egregio Sig. Delfino,
con la presente siamo a comunicarle l’interruzione del ns rapporto professionale, a causa di nuove tendenze di mercato che non necessitano più della Sua immagine. Certi che non avrà difficoltà a trovare una collocazione consona alla Sua persona, la ringraziamo per il lavoro svolto in questi anni. Distinti saluti.
La direzione.”

Quando il delfino del Galak lesse quella lettera, lasciata sulla sua scrivania lo scorso ottobre, le vene del suo cervello iniziarono a pulsare: “Figli di puttana! Anni di questa merda bianca e ora… me la pagheranno, cazzo, se me la pagheranno…”

Ma così non fu.
Per la cronaca, il delfino passò l’ultimo anno girando per gli studi, elemosinando comparsate, ma ormai grasso e antiestetico, nessuno gli affidò neanche mezzo secondo di apparizione televisiva.
Abbandonato da tutti le ultime notizie che si hanno di lui, lo vedono protagonista di una rissa tra derelitti, insieme ad un’altra icona dimenticata, l’avvizzito vecchio pedofilo noto come Capitan Findus, pensionato senza remore per un fusto gay.
La china ormai irrimediabilmente discendente del bianco cetaceo è definitivamente terminata ieri, sulla fredda spiaggia di Igea Marina.

Adieu, mon ami.

Commenti (10)

Colazione da Toffolo

Potete immaginare che cazzo di voglia avevo di aprire la porta all’extracomunitario che aveva suonato alle 15 di sabato pomeriggio, mentre io e P eravamo immersi in una partita di strip-sudoku.
Ma tant’è, Gabriele – e chi sennò – continuava a suonare, così decido di scendere in sala: il suo sorriso bonario, attraverso la finestra, sembra dire "Ehi amico sono qui, che stavi facendo, vecchio str."
Ricambiando il bonario e finto sorriso, penso che essendo di sinistra, essendo cattolico e soprattutto essendo un essere umano forse è meglio che apra la porta, invece di tentare di nascondermi invano dietro le tende. Così lo invito dentro e si inizia a chiacchierare, come stai, bella te, amico, Senegal, guarda accendini. Ma io di accendini proprio non ho bisogno e tantomeno dei calzini, che avendone già acquistati a decine posso testimoniare che sono solo uno strumento di satana: i calzini degli extra fanno marcire il piede e generano floricolture di dubbia origine. In una parola, no, non voglio nulla della sua merce.
Ma Gabriele mi sta simpatico, così parliamo di M e di altre cose e alla fine visto che la partita di sudoku è stata irrimediabilmente interrotta decidiamo di prendere un caffè tutti insieme, io P e Gabriele, come in un fottuto spot di Famiglia Cristiana.
Ero indeciso, seriamente, su come sentirmi: buonista e stronzo perché stavo facendo una patetica elemosina? In pace con il mondo perché stavo offrendo a Gabriele un po’ di calore umano, rubato al sudoku? Qualunque fosse la risposta, tuttavia, la cosa certa era: no, caro amico dalla pelle d’ebano e con il ritmo nel sangue, posso darti anche il mio libretto degli assegni, ma col cazzo che comprerò i tuoi calzini. Questo mai.
Così trovo qualche scusa assolutamente non plausibile per rifiutare la sua merce e cerco di rilanciare: "senti Gabriele, non ho bisogno di niente, ma ti darò da mangiare, ok? Vuoi un piatto di pasta? Hai fretta? Allora ti faccio un pacchetto… cosa vuoi? Mela? Ecco. Vuoi un saccottino? No?"
Così frughiamo nella dispensa, come ladri incerti, e tiriamo fuori un po’ di roba per fargli un cadeau alimentare, ma insomma Gabriele non è un quaqquaraqquà e mica gli piace tutto, e così la maggiorparte della roba che gli offro non gli va bene.
Decisamente non capisco. E più lui dice, no questo no, più mi sento coglione… alla fine P decide di far precipitare gli eventi e tira fuori un barattolo di lenticchie biologiche, lui le guarda con sospetto e alla fine fa un sospiro e le mette nel sacchetto quasi vuoto. Il suo sguardo è esplicativo: "Sentite ragazzi, questo lo prendo, ma per farvi un piacere…"
Così con il suo barattolo di lenticchie in saccoccia ci salutiamo, lui con una certa fretta.
Rimasti soli io e P ci guardiamo.
No, Famiglia Cristiana non avrebbe descritto esattamente così questo incontro.

Se qualcuno si fosse fermato, quel giorno, a gettare la spazzatura avrebbe notato, a fianco del bidone in strada, un barattolo chiuso.

Commenti (14)