Archivio per Settembre, 2005

la grossa cazzata

A tutti è capitato nella vita di capire di aver fatto una grossa cazzata.

L’altra sera, con (bambi) amici, si parlava di Bambi. Premetto che eravamo tutti e quattro eterosessuali e il discorso Bambi era applicato solamente al cartone disney: eravamo due (bambi) coppie, si sa, con figli, si sa e allora magari a (bambi) volte può darsi che il discorso capiti su bambi. Ma come, proprio tu? Si cazzo, proprio io, ma che potevo fare? Si era iniziato a parlare di bambi e mica potevo dire "ehi guardate la, un topo morto", oppure "guardate so tenere piegata la prima falange" insomma mi ero messo ad annuire e alla fine speravo (bambi) si concludesse presto. bambi bambi bambi mentre questa parola iniziava ad essere un po’ troppo ricorrente (bambi) io intanto facevo le prove con la falange perché (bambi) tra breve l’avrei fatta debuttare e non volevo toppare la prima (bambi). Così io ero con la mano sotto il tavolo e a un certo punto uno dice "e così bambi e la sua fidanzata…" ed è stato in quel momento che ho capito di aver fatto una grossa cazzata. Alzo la (bambi) testa e dico: "Che cazzo dici? Bambi non era una femmina?". Mi guardano come un (bambi) stronzo e "no, affatto, era un maschio". (bambi) (bambi) (bambi) (bambi)
Cristo santo, abbozzo un sorriso e porto alla bocca il mio (bambi) limoncello e chiedo a T come va il suo nuovo lavoro, per schiantare il (bambi) discorso.
Così la (bambi) serata si conclude e alla (bambi) fine ci ritroviamo io e P a letto.
P: "ma veramente pensavi che Bambi fosse una femmina?"
SG: "si"
P: "mi spiego molte cose."
E spegne la luce.
Così aspetto nel buio un paio di (bambi) ore e quando P già dorme, ignara, scendo in cantina e apro una scatola.
Legate da un nastro di seta un pacco di lettere, e un nome solo pesa come un macigno: Bambi, Walt Disney Studios.

Alcune lacrime cadono nella polvere.

Commenti (7)

culino bianco

Fanculo. Questo è quello che mi sento di dire. Ecco. Fanculo, magica parola, neologismo d’occasione, coniata dai doppiatori per matchare il labiale di fuck off, è tutto quello che mi esce, oggi. Sarà che mi sono svegliato male, sarà perché sono rientrato alle 2, sarà per M piangente che mi ha portato a scossare la culla fino alle 3, sarà perché cazzo, erano due settimane che non fumavo, roba che i miei alveoli si erano detti, ok lo stronzo ha smesso di fumare, spalancate le finestre e si erano messi tutti a inspirare profondamente, e io ieri sera mi sono fumato i 16/20 di un pacchetto di lucky strike, fortunato sto cazzo, e gli alveoli con la loro faccia da babbeo, mentre bevevano il caffè bum, peggio che Pompei, tutti bloccati li, sti coglioni a scappare, ah arriva il fumo il fumo il fumo, roba che tra duemila anni ci fanno le visite guidate, comunque per la summa di queste e altre cose, stamattina mi sono svegliato e avevo l’alito che avrebbe avuto un cane morto che aveva mangiato un cane morto. Gocciolo dal letto e accendo la tv e altre pacche sui neuroni, a gògò proprio, le pubblicità di merda del culino bianco, tra la piccola bambina che già a quell’età fa mercimonio delle proprie possidenze, per un merdoso robot vintage, la moglie che offre la tetta biscottata al marito, senza guardarlo, e lui che senza guardare la prende e poi torna indietro e che cazzo guardatevi negli occhi, che vi siete sposati per corrispondenza, ma alla fine arriva lei la cagata per antonomasia, il figlio che sveglia il padre con un fragrante saccottino caldo e tutti ridono ridono ridono ridono e nel profondo del cuore penso, no, non finirò così, non permetterò ai miei figli di svegliarmi così, non permetterò che questi cazzi di finti sorrisi girino nel mio salotto come mosche merdaiole, e spero vivamente che mio figlio prenda il saccottino la sera prima, lo metta nel microonde per una notte intera, roba che neanche nel timer ci sta tutto, che si deve svegliare ogni ora a dare un giro al pomello, e il mattino dopo lo voglio vedere arrivare con i guanti di maglia di ferro e il saccottino rovente
FDSG: "Tieni Papà"
SG: "Grazie FDSG, ora lo addento subito, amh…"
e il fiotto di marmellata come piombo fuso deve schizzare ovunque,
SG: "Cristo santo, i miei occhi…"
FDSG: "Mi dai la tua Canon AE-1?"
SG: "Fanculo."
FDSG: "Pazienza, la avrò in eredità." e centinaia di saccottini incandescenti e iridescenti mi travolgono, uccidendomi all’istante.

Così spengo la tv, guardo M che dorme, tranquilla, e le do un bacio

Commenti (13)

blister in the sun

Sapete? spesso chi tiene i fili, chi è veramente artefice delle vicende umane, si mantiene nascosto dal superficiale sguardo del volgo. Si attribuisce compiti banali, magari. Insospettabili e perenni, per essere sempre nell’azione, nella notizia, seppur da comprimario. Lo fa per muoversi veloce. Per colpire repentino. Per disporre indisturbato dei destini di ognuno.
Sapete? Io l’Ho scoperto. E ora ho un po’ paura, anche se lo stimo molto. Sta in tv da 20 anni e ormai ne è il padrone
assoluto. Scommettiamo che se vi dico chi è voi dite: “e si casso, figurati.”, no cari amici, attenzione. Non è il solito freak televisivo, lo chef tony della situazione.. see, lui lo chef tony lo piglia e gli spara in mezzo agli occhi con la sua Beretta 92/FS. Poi si siede a tavola e ordina 4 4 stagioni.
Non scherziamo. 
Mentre tutti noi 30 anni fa andavano a scuola, nascevamo o guardavamo goldrake, lui faceva film porno.
Ma veri, eh? Quei col casso e co la mona. Mica i compiti per la maestra.

Lui si è fatto 7 anni 7 in marina, mica l’obiettore di Cosenza.
E mentre noi ci schiacciavamo i brufoli lui si guardava allo specchio e vedeva un sosia di Al Pacino, ma più prestante.
Noi strapazzavamo la clavietta alle medie e lui incideva pezzi come E pure amandoci (Scivola scivola via, un nuovo giorno di malinconia), perché ha anche un cuore sensibile. E
non c’è nulla di peggio che un duro col cuore tenero.
Potrei parlarne per ore: ho visitato il suo sito e, credetemi, è divertente, ma fa anche pensare. (vabbè è aggiornato al 2003, ma forse è perché ha avuto un po’ da fare.) Ci sono un sacco di articoli su di lui, ritagli di riviste che lo ritraggono con figoni da urlo, un po’ anni 90 forse, ma che sono del calibro di Daniela Stalpicetti o Carla Ruggeri, date per certo, dieci anni fa, come future protagoniste della tv (se poi voi non le conoscete, sono problemi vostri).
Insomma direi che avete capito di chi sto parlando, no? Dalle foto si riconosce. Temo un po’ a rivelarlo… lui sente tutto, non vorrei che…
Ma, no, in fondo è anche magnanimo.
Lui è

session_close(): Cannot send session cache limiter – headers already sent (output started at /home/stranigiorni/public_html/_admin/config.inc.php:506) in /home/stranigiorni/public_html/view.php on line 40

Commenti (8)

L’inglesatore

Correva l’anno 1983 ed era stato deciso di me che avrei dovuto imparare l’inglese. Come nelle grandi famiglie del passato, noi fratelli eravamo stati divisi secondo le personali attitudini. A me erano capitare le scienze linguistiche: avrei percorso le orme dei neonati yuppies verso una carriera fulminante e poliglotta. I miei, spinti da questa foga, commisero una delle poche cagate mostruose della loro storia genitoriale: l’acquisto di quello che è in seguito passato alla storia come Inglesatore, la cui imperitura memoria rimane come sinistro monito per le generazioni future.
Dalle poche immagini confuse che ho di quel primo incontro, posso ricostruire una scena che era più o meno così: stanza d’albergo, moquette, io, i genitori e una vecchia. "Ti piacerebbe imparare l’inglese con i personaggi Disney?", mi chiede la vecchia. Veramente a me non fregava un cazzo, ma per non essere scortese guardai i miei: sorridono e replicano "eh? Ti piacerebbe imparare l’inglese con i personaggi Disney?". Guardo la vecchia, che ancora sorride: "Si mi piacerebbe imparare l’inglese con i personaggi Disney". L’incontro si conclude, tra risa, strette di mano, pacche sulle spalle e 900 mila lire in meno dal portafoglio di mio padre (che, tra parentesi, nell’83 erano fottutamente molti).
Qualche giorno dopo arriva a casa un pacco. Grande, molto grande, che riporta "impara l’inglese con i personaggi Disney". L’eccitazione in famiglia è al massimo, questo costoso strumento, composto da mobiletto, 24 audiocassette, 24 libri, qualche centinaia di schede e un mangiacassette, sarà il mio passaporto per l’alta società e mi farà"imparare l’inglese con i personaggi Disney". Terminato di montare il tutto, mio padre mi lascia da solo con lui, guardandomi pieno di fierezza e speranza, come si guardano due panda che si devono accoppiare. Inserisco la prima cassetta e premo play. Una vocetta inizia a raccontare un sacco di belle cose, assicurandomi che al termine del corso avrò finalmente "imparato l’inglese con i personaggi Disney".
Il primo Virgilio che mi conduce per mano nei sentieri della lingua britannica è Pippo, o meglio Goofy, come è chiamato li. Mi spiega, cantando, che se tu hai un gelato (ice cream cone) e un tuo amico ne vuole uno anche lui, basta aggiungere la S per fare il plurale (ice cream cones). A me sembra un po’ una cazzata, ma non oso mettere in discussione un verbo così autorevole e continuo l’ascolto della cassetta, seguendo sul libro. La prima ora di applicazione si conclude rapida. I miei arrivano, eccitati, e mi chiedono com’è.
"Beh, bello.".
Un passaggio a livello si ode in lontananza.

Pochi giorni dopo comincio ad odiarlo, le canzoni sono sempre stupide e uguali: che Pippo che vuole i fagiolini, Paperino che guida la macchina, Minni che ha il mestruo. L’ora di lezione quotidiana si accorcia sempre di più e spesso viene saltata. I miei genitori hanno sentore di bufala e stringono le chiappe. Le 900 mila fottute lire stanno riempiendosi di polvere e io non sto "imparando l’inglese con i personaggi Disney". Arrivano le vacanze e il totemico arnese viene caricato, come un nuovo componente della famiglia, sul pulmino alla volta della montagna. Il pugno di ferro si abbatte sulla mia futura carriera di yuppie e la lezione quotidiana diventa un obbligo. Mentre fratelli e cugini giocano in cortile, io sono appena a pagina venti del primo dei 24 tomi.
L’inglesatore, come viene ormai chiamato con scherno da tutti, diviene ben presto oggetto di rappresaglie e saccheggi: una cassetta, la 16, sparisce e viene ritrovata qualche giorno più tardi con incisi i Duran Duran. I miei genitori capiscono in breve che la situazione è sfuggita loro di mano ed emettono rigide leggi nel vano tentativo di far riacquistare la dignità perduta all’attrezzo, vietando di chiamarlo "Inglesatore". Ma la lotta è ormai impari, agli occhi di tutti in famiglia quello è solo un ridicolo strumento, noioso e inutile.
In breve i miei mollano, rassegnati ad aver cacciato via 900 mila lire, che la vecchia userà per l’ennesimo lifting: i loro controlli scemano e in breve l’Inglesatore viene abbandonato.
Qui si concluse la sua avventura. Costato uno stipendio, usato per metà scarsa del primo volume, rimase per qualche tempo in camera mia, nascosto, poi passò in cantina e infine raggiunse il paradiso degli Inglesatori.

Una volta, prima che sparisse per sempre, diedi un’occhiata a uno degli ultimi volumi: un tetro Mago Merlino istruiva l’allievo che fosse arrivato fin li all’uso di should e could. Un brivido attraversò la mia schiena e riposi il libro nel mobiletto.
Fu l’ultima volta che lo vidi.

Commenti (10)