Odio i fiori. Non posso farci niente. Forse è da quando, 100
anni fa, risposi SI alla classica ‘ti piacciono i fiori’ del test militare sperando
di essere etichettato come omosessuale e farmi riformare, o forse è da quando
rovinai di faccia nelle ortiche abrasive… in ogni caso ora odio i fiori, odio
il loro commercio, odio la loro sovrastima.
Vita di un fiore:
strani giorni: vorrei dei fiori.
uomo che vende i fiori: quali?
SG: boh, quelli…
UCVIF: 15 euro.
SG paga distrattamente fiori, che ricordiamo sono piante
cresciute dalla terra, ovvero creature prive di senso, e li paga per un valore
di molto superiore al loro valore di mercato (l’uomo che vende i fiori ha
capito che SG è un merlo e ha raddoppiato in scioltezza).
SG porta i fiori a casa, essi vengono riposti in un vaso.
In breve. Muoiono.
7 giorni, neanche fosse “the ring”, i fiori muoiono. Dopo 7
giorni in cui non sono serviti a un cavolo, 7 giorni in cui sono avvizziti,
hanno appestato l’aria, hanno nulleggiato. 7 giorni di vita e si sono
trasformati in becera e nera materia organica dal valore ancor più basso.
Così, scorre altra acqua per pulire il vaso, pulire i
residui, altro spreco. I cadaveri floreali vengono cacciati. E i 15 euro?
Volati, defunti. Non hanno fruttato nulla, hanno arricchito l’uomo che vende i
fiori, creatore del più grande inganno collettivo della storia.
I fiori. Cose inutili, che muoiono rapidamente, ma che
costano soldi veri.
Sogno un futuro in cui, ormai vecchio, come mia nonna mi
racconta di quando lavava i panni ai fiume, racconterò ai miei nipotini
increduli “Pensate che ai miei tempi si regalavano i fiori…”.
E loro con quel misto di incredulità e sospetto di arterio
galoppante: “Ma dai…” (pensando: vecchio rincoglionito ora ti do
un’altra pastiglia….)