Montag, l’efebo protagonista di Fahrenheit 451, soleva dire con piglio da navigato ufficiale: “per trovare i libri, devi prima imparare a nasconderli”.
Questo concetto, questo pensiero, secondo il quale per ottenere qualcosa, sarebbe prima necessario raggiungere e possedere il suo estremo e successivamente – grazie a quello – conseguire il proprio scopo, ha sempre costituito la spina dorsale della mia filosofia.
Essendo un esteta, avendo come ultimo scopo la ricerca del bello, ho vissuto 29 anni nello studio del suo opposto: il brutto, il nascosto. Il dimenticato. Sono sempre stato attratto dall’olezzo di fallimento, dall’inutile. Solo dopo averlo sviscerato, compreso, interpretato e infine apprezzato, solo allora avrei potuto amare pienamente il bello.
Solo esorcizzandolo il brutto, avrei ottenuto le forme finali e compiute. Avrei ottenuto la perfezione.
Ma in questi giorni la mia ricerca tantrica di flussi spirituali ha subito un notevole passo in avanti. La definitiva ascesa all’ascesi è cominciata. Dopo anni di peregrinazioni, analisi, ricerche, penso di aver trovato il fondo dell’oceano, la massima forma depressa dalla quale è possibile voltasi, puntare i piedi e scattare in avanti, purificati ed liberati dal demonio.
In questo mistico lavacro sono giusto alla fine delle mie ricerche. Ho trovato l’oggetto più brutto.
Ed è stato come innamorarsi di nuovo.
Ma non ne parlerò ora. Il tempo a mia disposizione non è molto.
Lascerò le spiegazioni al prossimo post.
(Mi rendo conto che tutto questo è sinistramente simile alle ultime parole di Fermat. In tal infausto caso, tra duecento anni saprete la risposta.)


