Ieri sono andato alla coop. Classica cadenza, rito post moderno. Una lista della spesa, un solo obiettivo. Prendere tutto, il più rapidamente possibile, tendendo al risparmio.
Avanzo. Slalomeggiando tra carrelli, bambini, anziani, verdure. Abile come un olimpionico (come direbbe il dotto Roma), prendo e metto, prendo e metto. Ogni fottuto item su quella lista si materializza nelle mie mani e finisce nel casco. Mozzarella, banana, dentifricio, tutto si fonde come brodo primordiale in un caldo turibolo. La cassiera sorride, io pure. In fondo è una bella giornata. Non c’è motivo per dispiacersi. Solo più tardi avrei capito il suo ghigno.
Solo più tardi. Tuttavia, come una ragazzetta al picnic di Hanging Rock, non mi sarei cacciato in questo brutto guaio se avessi saputo. Comunque, ignaro, inforco il motorino e mi dirigo a casa.
Entro in cucina, sistemo le cose: banana, qui, dentifricio, boh, lo appoggio qui, mozzarella…
Mozzarella.
Credetemi. Ancora adesso che scrivo, non riesco a capacitami della cosa, tanto meno riesco a interpretare l’accaduto in termini di segno premonitore. Allo stato attuale ciò che è accaduto è pari alla scoperta di un cerchio nel grano tra i miei peli pubici.
La mozzarella, semplicemente, non esisteva.
La confezione, perfettamente integra, conteneva solo acqua.
Mi sono seduto a riflettere, scosso. Avevo acquistato una non mozzarella. Una mozzarella negativa. Una mozzarella-1. Superficialmente si sarebbe potuto pensare al più classico dei ganci, ma io ci vedevo ben altro.
Quel sacchetto non conteneva solo acqua: conteneva un’idea di mozzarella. Se avessi dato il sacchetto a chiunque su questo pianeta, non avrebbe pensato “un semplice sacchetto pieno d’acqua”, ma piuttosto “ehi, ti hanno fregato, qui manca la mozzarella”.
Quindi lei era presente, anche se non fisicamente. Questa fottuta mozzarella, pur essendo stata persa durante la lavorazione di questo sacchetto, pur essendosi spiaccicata su qualche ingranaggio, era comunque riuscita ad infilarci il suo spettro, la sua presenza metafisica, il suo karma, la sua anima.
Avevo acquistato, per 1 euro, l’anima di una mozzarella.
Ero eccitato e al tempo stesso spaventato. Cosa significava tutto ciò? Perché proprio me?
Cosa ne avrei fatto? Sarei dovuto andare in giro per il mondo a cercare gli altri prescelti? Oppure mettersi sulle tracce della mozzarella, per quietare il suo spirito infelice?
“La mozzarella che ho comprato è vuota.”
“Valla a cambiare, no?”
Forse è meglio.

