Archivio per Luglio, 2004

profumi

Finalmente ho capito. Nella mia testa si è accesa una luce e tutto mi è parso più chiaro. Ho capito la nuova pubblicità Vodafone, quella del vecchio indebitamente festeggiato da griglie di donne avvenenti e muscolosi ragazzi, croccanti come terrecotte e capeggiati da Megan.

Il vecchio è Gianni.

Gianni è l’amico di Tonino Guerra, amico al quale da due anni il Guerra scassa le palle per telefono, chiamandolo a tutte l’ore per confidagli la reiterata banalità che l’ottimismo è il profumo della vita. E Gianni, con pazienza certosina, quando legge sul display “Tonino”, stancamente spinge il pulsante verde, si sorbisce un’altra mezzora di “Gianni, l’ottimismo…” mentre con perizia continua, facendo si, mm, ok ogni 6 minuti, a snocciolare pasticche di Viagra dal blister, per preparare il frappè per la serata.

Che si portasse il Guerra ogni tanto alle feste di Megan, per fargli provare qual è il profumo della vita e forse la smetterebbe di ammorbarlo e comincerebbe anche lui a snocciolare pillole azzurre.

 

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chiese

Oggi ho troppo mal di testa per scrivere qualcosa di sensato. Colpa delle sigarette. Ieri ne avrò fumate 850.

Tuttavia vi volevo comunicare che la fine del mondo è vicina. Quindi regolate i vostri conti. Stamattina alzandomi ho visto un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi e con la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.

Impaurito ho ritirato il bucato, che nel frattempo si era bucato per via della battaglia che impazzava nei cieli, l’Arcangelo Gabriele e suoi angeli lanciavano lapilli contro il drago.

Ho fatto colazione, ho fumato la 851° paglia rimasta sulla terra e ho preso la pistola, pronto a uccidere i miei nemici. Ho sparato e il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, è precipitato sulla terra.

Ora si aggira tra di noi.

 

Gioco del giorno: entrare nella chiesa virtuale metodista (http://ship-of-fools.com/church/), infastidire i virtua-fedeli e, infine, farsi cacciare con ignominia dal virtua-prete.

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Oro

Ieri sono tornato a casa dal lavoro e avevo fame. A volte capita.

Guardo nel frigo, vuoto. Guardo nella dispensa, vuota. Credenza, vuota. Mobile in basso, vuo… no, anzi, Lo vedo. Brividi. Richiudo. Mobile in alto, vuoto. Cassetta medicine, vuota. 

Mi siedo, scorato. E affamato.

Mi fumo una sigaretta, per far passare la fame. A volte funziona. Volta no.

Bevo un bicchier d’acqua. A volte funziona. Volta no.

Ho ancora fame.

Mi avvicino al mobile in basso, riapro piano lo sportello, la luce entra e Lo illumina. Totemico monumento al nulla. Potrei mangiarLo, il pensiero mi fa sorridere. E mi spaventa.

Lo prendo, tolgo la polvere e leggo: Oro Ciok.

I ricordi mi portano lontano. A quando questa cazzo di merendina entrò nella mia casa.

C’era il sole e avevo comprato una confezione da 8 di Oro Ciok. Sette vennero via via mangiati, con avidità, con compiacenza per la loro freschezza.

Ne rimase uno, a sfidare i secoli. Giorno dopo giorno, passarono i mesi. Lui era sempre li, e avvizziva piano. A volte cadeva, quando distrattamente qualcuno prendendo un piatto dal mobile lo urtava. Ma veniva ricollocato, in attesa di tempi migliori.

L’indifferenza sfociò nell’accanimento terapeutico. Vigilia di un viaggio a Barcellona: mia moglie lo prende, così lo mangiamo sull’aereo. Il pacchetto subisce urti, ma non viene consumato. Beh, mettiamolo nello zaino, così lo mangiamo mentre giriamo. Il pacchetto subisce temperature altissime, ma non viene consumato. Mettiamolo nella borsa, così lo mangiamo in spiaggia. Il pacchetto subisce umidità, ma non viene consumato.

L’oro ciok tristemente torna in Italia, sfigurato, e viene riposto nel mobile in basso, ormai oggetto di scherno da parte mia e di mia moglie.

 

Fino a ieri. Affamato, ormai allo stremo delle forze, apro la confezione. Il cioccolato si è sciolto e ha trasformato il tutto in un bolo opaco e informe. Sospiro e lo addento. Mi viene da piangere.

Oggi ho perso un amico.

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dead poets society

Una volta odiavo la poesia. Ma soprattutto odiavo chi scriveva poesia. Ero infastidito dalle decine di persone scariche di talento come una pietra, che al liceo e all’università scrivevano inutili “il mare è giallo, il sole è blu” sui giornalini di istituto, sui diari, ovunque vi fosse uno spazio comune. Credendosi grandi poeti scribacchiavano parole ermetiche, spacciandole per grevi spremute di intelletto. Chi sapeva cantare cantava, chi sapeva suonare suonava, chi sapeva scrivere bene scriveva racconti e romanzi… chi non sapeva fare nulla? Scriveva poesie.

E io odiavo la poesia.

 

Poi un giorno ho scritto una poesia. Sulla luna.

E rileggendola mi sono detto: o sono un poeta, o sono uno stronzo.

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sneeze

stamattina mi piacevo un sacco… senza parabrezza, scattante, linea aerodinamica, veloce, con la mia fida borsa arancione a tracolla a contraddistinguermi dagli assonnati cittadini, un fulmine zigzagante mattiniero fiero del proprio mezzo, della propria metà, della vita e della vite…

tronfio e grasso come un pallone aerostatico, fino a quando… e.. e… accciuuuuuuuuuuuuuù

starnuto stile demolisco-fondamenta-della-terra

 

non abituato ad averla, non ho alzato la visiera del casco….

di colpo non visto più nulla

e la mia mattina si è colorata di giallino

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